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Wine Writers: Daniel Barbagallo, il mio segreto? Stupirmi davanti ad un calice di vino come fosse sempre il primo



Chi sono i più famosi wine writers italiani? Le penne più intriganti, appassionate, raffinate, rivoluzionarie o irriverenti si raccontano in una serie di interviste che svelano curiosità e aneddoti di vita quotidiana. 


Daniel Barbagallo nasce a Ginevra nel 1972 da madre emiliana e padre siciliano. Dal 1990 ha un lavoro stabile nell’industria manifatturiera tessile Made in Italy. A 25 anni si avvicina al mondo del vino per un amore sconfinato per la materia. Dopo qualche anno da autodidatta frequenta i corsi Ais ma l’approccio al vino non lo soddisfa. La sua chiave di lettura e l’interpretazione delle produzioni e degli assaggi si discosta dai più classici punti di vista delle associazioni che si occupano di vino. Per questo motivo continua il suo percorso di formazione viaggiando e girando per cantine studiando la vita dei vignaioli e le loro produzioni. Tra i suoi numerosi viaggi quello in Borgogna, che frequenta da oltre 20 anni con costanza e assiduità, diventando fondamentale e illuminante per la sua formazione. La sua passione per la scrittura è il paspartout per redazione di Intravino, il blog di Antonio Tomacelli. Qui, in accordo con l’editore, inizia una serie di pubblicazioni delle sue esperienze e dei singolari assaggi tanto da annoverarlo tra i più eclettici, versatili e poliedrici wine writers della redazione. Offre regolarmente la sua penna al blog Ritratti di gusto dove scrive singolari aneddoti sul vino e storie di vita. 



“Potresti vivere in un paesino sconosciuto, ma se hai grandi idee, il mondo verrà a trovarti!” (M. Murat Ildan) 
Da Ginevra ad un piccolo centro dell’Emilia Romagna. Diventare adulti, costruire una vita e realizzare sogni è stato più difficile che vivere in città? Fai parte della filiera del Made in Italy. Questo ti rende orgoglioso e responsabile? 
Il luogo in cui sono cresciuto non ha influito alla mia formazione, d'altronde avevo solo tre anni quando i miei genitori sono tornati in Italia, mi sento emiliano, modenese e spilambertese fino al midollo. Amo l'Emilia perchè è una terra divisa tra duro lavoro e gioia di vivere.
L'attività dell’azienda di famiglia mi ha dato quel rigore e quella costanza che non ho nei miei geni. Il mio è un settore in cui vai avanti solo se rispetti tassativamente gli impegni perché i tempi sono sempre ristretti e ed io, lavorando all’ultimo anello della catena produttiva, mi sobbarco spesso i ritardi di tutti. Quando, ad esempio, ci sono sfilate di moda e appuntamenti importanti c'è tensione constante per la tempistica. Non si può sbagliare nè rinviare mansioni perché si pregiudica tutto il lavoro anche dell'anno a venire. Purtroppo il Made in Italy non è sufficientemente tutelato (compreso le contraffazioni) e siamo in concorrenza con i paesi come Cina, India, Vietman etc. che hanno manodopera a basso costo e qualità dei prodotti decisamente inferiori.



Per avere successo, lavora sodo, non mollare mai e soprattutto coltiva una magnifica ossessione. (Walt Disney) 
Essere soddisfatti della propria vita è motivo di sicuro successo personale. La tua magnifica ossessione per il vino ha contribuito a raggiungere i tuoi obiettivi? Come ci sei capitato in questo mondo singolare? 
Più che farmi raggiungere obbiettivi ha contribuito a farmi diventare ciò che sono. Questa magnifica ossessione (che io definisco più un amore) mi ha stravolto la vita diventando una vera e propria lente con cui guardo ogni cosa.  Ad esempio, quando conosco una persona (che mi interessa) mi chiedo: che vino è? E’ mia convinzione che nulla assomiglia più agli uomini del vino. Ci sono quelli di grande impatto che dopo poco si spengono, quelli più introversi ai quali devi dare tempo per mostrare la loro bellezza, gli esuberanti che mantengono le promesse e quelli su cui occorre investire perché senti che comunque qualcosa alla fine ti regalano. 
Sono capitato in questo magnifico mondo per caso, poco prima dei venticinque anni un sabato pomeriggio, con un amico a cui avevano regalato una bottiglia di vino. Non a caso un Pinot Nero. Ricordo come fosse ieri che, sentendo quei profumi nel calice, mi sono ritrovato di fronte ad alcune cose di cui non avevo conoscenza. Fino ad allora i miei unici vini erano: Lambrusco e Chianti nel fiasco, uno fermo e uno frizzante.  Fu una folgorazione, non ci capii molto ma fu una scoperta entusiasmante. Quella esperienza mi aprì un mondo nuovo. Cominciai ad avere la curiosità di provare altre bottiglie anche se non immaginavo assolutamente nemmeno la differenza che poteva esserci tra un Aglianico e un Nebbiolo. Il mio avvicinamento al vino in età così giovanile (quando non c’era la speculazione di oggi e le bottiglie dei grandi vini pregiato erano fruibili anche in diverse annate) mi ha permesso di fare una tale esperienza di crescita e conoscenza che oggi sarebbe impensabile realizzare. Ormai molte di queste bottiglie (Lafite, Romanèe-Conti, Conterno, Soldera) hanno prezzi proibitivi e sono spesso solo per facoltosi e benestanti. 


“Nella comunicazione la cosa più importante è ascoltare ciò che non viene detto.” (P.F. Drucker) 
Con il vino hai un rapporto empatico traducendo ogni assaggio tutto in interpretazioni e sentimenti. Cosa pensi quando ti accosti al calice? Sei in disaccordo con il mondo delle associazioni del vino. Perché credi che si possa fare a meno della didattica? Cosa consiglieresti a chi si avvicina al vino per la prima volta? 
A questa domanda rispondo così: non sono in disaccordo con le associazioni del vino, ne riconosco l’importanza e la capacità formativa. Io stesso, dopo alcuni anni da autodidatta, ho sentito la necessità frequentare corsi per approfondire alcune tematiche e argomenti che da solo non avrei mai potuto imparare. Ma anche se la didattica è importante io, alla fine del mio percorso formativo, ho sentito che quella non era la mia unica dimensione e così ho preferito approfondire la mia conoscenza sul campo. Ad oggi ho un rapporto speciale con i vignaioli e la loro terra. Assaggiare poi il loro vino in cantina mi permette di avere un rapporto empatico con la materia (scevro da impostazioni scolastiche). Valutazioni, grafici e schemi e punteggi sono ben diversi che ascoltare storie di vita contadina, di tradizioni e ricette familiari per allevare la vite e preservare le tradizioni dei luoghi e del proprio lavoro. 
Bevo per viaggiare, sognare e ricordare. Questo intreccio di sensazioni mi porta spesso a scrivere di vino. Non è l’amarena o la ciliegia o il pepe e la noce moscata che mi stravolge ma piuttosto la capacità del vino di farmi immaginare il luogo in cui nasce o capire il pensiero che ci sta dietro e dentro. 
Per questo sono da sempre contrario a dare punteggi ai vini perché come dice il professor Keating ai suoi studenti nel film L’attimo fuggente: le emozioni non si possono rinchiudere in nessuno schema. Inoltre per quel che mi riguarda cerco di evitare le manifestazioni in cui si assaggiano cinquanta o cento vini in un giorno perché personalmente con il vino ho bisogno di creare un legame profondo cosa che non si può fare nel breve tempo degli assaggi veloci. Dunque davanti ad un calice mettetevi nelle condizioni di potervi sempre stupire perché è il più grande regalo che potete farvi.  
Tornando alla domanda: a chiunque volesse avvicinarsi a questo singolare mondo del vino consiglierei prima di tutto di studiare almeno le basi di enologia ed enografia e poi di viaggiare e degustare ma mai rimanere imprigionati dagli schemi e dalla didattica. Negli assaggi come nella vita dimenticare è una cosa necessaria.  


“Il vino, specialmente in Italia, è la poesia della terra.” (Mario Soldati) 
Segno di un profondo cambiamento culturale ed economico è la proposta di legge: il vino sui banchi di scuola visto come parte della civiltà mediterranea che può dare lavoro ai giovani. Valutato come la porta più immediata al territorio e prima esperienza attraverso la quale il viaggiatore cerca un contatto con la cultura e le tradizioni del luogo, il legislatore lo inserisce nei programmi scolastici. È la svolta che gli addetti ai lavori inseguivano? 
Il vino è cultura e la cultura è patrimonio di tutti. Questa proposta la condivido appieno perché il vino, specie nel nostro paese, è storia (antica, medievale e contemporanea), geografia, scienze naturali, storia dell’arte, chimica, bioetica, filosofia, sociologia etc.  Non esiste posto in Italia dove il vino non è vita e risorsa. Inserirlo tra le materie scolastiche da studiare è quasi doveroso. A parte le opportunità di lavoro (che sono innumerevoli) è la nostra ricchezza nazionale, il nostro bagaglio culturale da cui non si prescinde. Il turismo, una grande risorsa, mette in stretta relazione il viaggiatore con il territorio. Cibo e vino sono dunque canali di informazione di cultura e di tradizioni del nostro paese. Conoscere il vino, il vitigno del luogo, il suo sistema di allevamento, il metodo di produzione è studio del territorio e quindi esperienza culturale e di conoscenza di tutti coloro che visitano il nostro bel paese. E ricordo anche che nelle Langhe molto prima che queste raggiungessero una fama mondiale il vino e l’uva potevano essere utilizzati anche come moneta per pagare la dogana.



“Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone.” (John Steinbeck) 
I tuoi numerosi viaggi annoverano la Francia tra tue preferenze. Ci spieghi come ha contribuito la Borgogna alla tua formazione? Qual è la differenza tra il lavoro dei vignaioli francesi e quello degli italiani? 
La mia prima volta in Borgogna fu nel 2002. È inutile dire: amore a prima vista (in quegli anni era più facile essere ricevuti nei Domaines mentre oggi la richiesta è superiore alla capacità di accoglienza)
A mio avviso la più grande differenza che c’è tra l’Italia e la Francia più che in termini qualitativi è in termini di storicità (la Francia ha le sue denominazioni nate e consolidate molto prima delle nostre). Sappiamo inoltre che sono più bravi di noi a fare sistema e in più le aziende il territorio, la ristorazione e la ricezione sono più organizzate delle nostre ma è un gap che con il passare degli anni diminuirà e noi saremo in grado di essere competitivi al cento per cento. 
La Borgogna ha contribuito in modo fondamentale alla mia personale formazione enologica e anche a quella emotiva che accompagna le degustazioni del vino. Quando sono a Beaune vivo in uno stato di indefinito piacere nel quale mi sento in vacanza e a casa nello stesso momento. Ho un feeling speciale con questa terra che ancora oggi non smette di regalarmi esperienze da ricordare e raccontare. L’incontro più singolare di questi miei viaggi in Borgogna è capitato al Domaine Leroy. La stessa Madame Leroy in persona mi invitò ad una degustazione completa dei due Domaine Leroy e d’Auvenay, a casa sua, ad un pranzo con portate in abbinamento ai suoi vini. Questo evento rimarrà per sempre la mia più alta esperienza gustativa ed emotiva e l'annovero tra le indimenticabili degustazioni della vita. Dopo quella giornata, che ha visto nascere una grande simpatia personale tra me e Madame Leroy, non ha più mancato di riservarmi altri inviti di cui sono fiero e grato.



“La vera amicizia consiste nel poter rivelare all’altro la verità del cuore.” (Papa Francesco) 
Come ti descriverebbero i tuoi amici? 
Che domandona! Prima di tutto mi ritengo un uomo fortunato perché ho tanti veri grandi amici su cui contare per qualsiasi cosa. Nella descrizione sono certo partirebbero dai miei difetti: rompiscatole, ansioso, irrequieto, accentratore e con la mania del controllo su tutto. Ma poi aggiungerebbero: generoso e sincero, coordinatore e organizzatore di eventi importanti, simpatico e soprattutto sempre presente. Il mio motto per l’amicizia è: cerca persone eccezionali e ti accadranno cose eccezionali.  



“Chi rinuncia ai propri sogni è destinato a morire.” (Jim Morrison) 
A cosa non potresti mai rinunciare? 
Questa è facile: alla bellezza. La cerco in modo ossessivo nei paesaggi, nelle persone, nei vini e in tutti i momenti della mia vita. La ricerca della bellezza è il motore che mi spinge sempre in luoghi e situazioni nuove e senza questa continua indagine probabilmente non sarei ciò che sono. 



“Una bottiglia di vino contiene più filosofia che tutti i libri del mondo.” (Louis Pasteur) 
 Qual è la bottiglia con dentro tutta la tua filosofia di vita?
Le bottiglie con dentro tutta la mia filosofia di vita non hanno una etichetta. Il miglior calice è quello che fa strada nei miei sentimenti. Spesso dico che sono il sommelier degli stati d’animo. Lo Champagne ad esempio è un vino perfetto per un appuntamento: mette allegria, accompagna un piacevole dopocena, è il vino perfetto per l’amore o per quelle serate in cui azzero la mente rilassandomi. Il Nebbiolo con il suo carattere caldo, forte ed avvolgente è il vino che più di tutti mi ricorda l’amicizia tanto è vero che il mio amico speciale (il mio cane) l’ho chiamato Barolo. Il Bourgogne è il vino perfetto per fare conoscenza. Mi regala un senso di libertà rendendo tutto più facile sia l’ascolto che il dialogo perché le sue infinite sfumature e le sue infinite evoluzioni mi offrono spunti per raccontare e sognare.  Il Lambrusco (il mio vino del cuore) è quello in assoluto per fare festa, ideale per un pomeriggio in fuga da tutto o per una cena con gli amici condita da risate a crepapelle. Le sue bollicine mi regalano danno leggerezza e buon umore. Non potrei mai farne a meno.  Il Bordeaux è il vino perfetto per progettare il futuro e per analizzare il presente. Per il suo lento incedere e le pause che necessitano per degustarlo è il vino unico per trasformare una sera in una notte magica. Il Sangiovese da parte sua è il vino che culla le mie malinconie e con cui mi piace accompagnare ricordi, persone e circostanze che meritano di riaffiorare alla coscienza con questa degna conclusione. Eccola tutta qui la mia filosofia sulla vita e sul vino. 



“Chi teme che tutto gli possa capitare vive come se tutto gli fosse capitato.” (Roberto Gervaso) 
Qual è la cosa migliore che ti potrebbe capitare ora? 
A parte ricevere una telefonata del notaio Morales dall’Argentina che mi dice che uno zio, che non sapevo di avere, purtroppo è scomparso all’età di 104 anni lasciandomi tutto il suo milionario patrimonio, credo che la cosa migliore che mi potrebbe capitare è non sapere nulla di ciò che mi accadrà.


Non tutti sanno che…
A differenza di quello che la mia esuberanza può far sembrare, sono una persona timida e molto riservata. E solo chi ha condiviso o chi condivide un pezzo della mia strada lo sa molto bene.     






Gigetto, ristorante con cantina




Creare un ambiente in cui un ospite si senta desiderato e atteso, narrare i luoghi e affondare le radici nella cultura mettendo in scena il territorio, parlare della propria storia e accogliere tutti come se fosse casa nonostante i mille chilometri lontano da casa: è la sola formula che la famiglia Bortolini del ristorante Gigetto conosca.

Siamo nel cuore e nell'anima della Marca Trevigiana, un territorio fatto di arte, storia, paesaggi e buona tavola ed è qui che Luigi Bortolini ha trasformato l’antica locanda con stallo dei primi del ‘900, in uno dei ristoranti con cantina più prestigiosi della regione.
Genuinità e ambiente familiare insieme ad una cucina tutta territorio, intrigante e innovativa (come i funghi cotti a bassa temperatura e poi grigliati) sono il must sia dello chef Marco e Monica Bortolini, figli di Luigi che proseguono con passione e professionalità il lavoro in cucina e in sala.
Cacciagione, lumache, soppressa, asparagi, funghi, radicchio sono le materie prime locali lavorate nel rispetto del gusto e della tradizione.

Fiore all'occhiello del ristorante è la cantina: temperatura e umidità garantite da una lunga galleria scavata intorno ad un pozzo di acqua sorgiva. Più di 1600 etichette nazionali ed estere con una particolare attenzione anche ai distillati, la riconoscono come una delle più fornite e qualificate d’Italia.













Ristorante da Gigetto 
Via Alcide De Gasperi, 
531050 Miane (Treviso)


Pinot Nero Friuli Venezia Giulia, il felice equilibrio fra terroir e vitigno



Pinot Nero

Creatura bizzarra e complessa, vestita in gioventù di trasparenze rosate e rubino, si lascia attraversare nel calice da riflessi cristallini di luce.
Con eleganza e classe regala profumi delicati ma decisi di ribes, lampone, fragola e mirtilli, violetta e acqua di rosa e solo con l’evoluzione e con il tempo concede cuoio, sottobosco e spezie dolci, se il legno è stato accuratamente dosato.

L’acrobatico equilibrio giocato tra acidità, tannino e alcol rivela il carattere singolare e complesso di questo vino. Lo sanno gli esperti di tutto il mondo che da questo vitigno si ottengono o vini eccellenti (la Borgogna è un esempio) o vini mediocri.

Insomma, il pinot nero è il vitigno della sfida e del coraggio.

Sfida in vigna dal clima fresco con forti escursioni termiche perché la maturazione più lenta preserva acidità e aromi e coraggio in cantina con le pratiche misurate del legno che devono preservare i profumi freschi e delicati del vitigno.

In Friuli Venezia Giulia la sfida, nata già nel secolo scorso, continua oggi attraverso la “Rete d’Impresa Pinot Nero FVG” che lavora per unire alcune aziende produttrici che, seppur mantenendo espressioni diverse di pinot nero e una propria identità, ha l’obbiettivo comune della valorizzazione del vitigno, dell’attenzione al territorio e dell'aumento costante della produzione. 

Le zone coltivate dalla Rete sono: Friuli GraveFriuli CollioFriuli Colli Orientali. Terreni sassosi, argille, arenarie, marne, conformazione collinare, microclima favorevole e il talento dei produttori fanno di questa zona una delle più vocate d’Italia alla coltivazione del pinot nero.

Antico Borgo dei Colli, Antonutti, Castello di Spessa, Conte d’Attimis Maniago, Gori, Masùt da Rive, Jermann, Russolo, Zorzettig, queste le 9 aziende con 28 gli ettari vitati, 150 mila le bottiglie prodotte e una solida produzione in crescita. 


Wine Tasting 


L’incontro del 5 ottobre tra le aziende della Rete d'Impresa FVG e la stampa di settore ha permesso di valutare l'interpretazione stilistica di ogni singolo produttore  


Il Pinot Nero 2017 di Antonutti ha all’olfatto i lamponi e i ribes che si intrecciano con le note speziate di vaniglia e cannella, al gusto il suo tannino morbido e la decisa freschezza conferiscono personalità e carattere a questo vino.

Un colore rubino intenso, frutta matura, spezie misurate e, al gusto, il tannino più deciso e il ritorno di spezie identificano il Pinot Nero 2016 di Zorzettig 

Sorprendente è il Pinot Nero 2016 dell’azienda Antico Borgo dei Colli. Le sfumature purpuree e i riflessi di luce nel calice regalano luminosità. Intenso e fine il floreale di acqua di rose che rincorrere le fragoline di bosco, i mirtilli,  i lamponi e le spezie dolci. Tannino suadente e rotondo e tipico del vitigno. 

Conte d’Attimis Maniago. Il suo Pinot Nero 2017 ha color rubino intenso, decise note di frutta matura e spezie evolute, sul finale un delicato balsamico di eucalipto. Al gusto ritorna la frutta rossa e la freschezza in equilibrio con il tannino maturo. 


Gori ci propone un Pinot Nero del 2015 Nemas I° con la sua frutta rossa prematura. La sua spiccata acidità e il tannino deciso ne fanno un vino austero e rigoroso.  

Red Angel 2015 è il vino in degustazione della Azienda Agricola Jermann. E’ rubino con tenui ma luminose sfumature. Il ventaglio olfattivo è fine ed elegante e la frutta rossa dolce prevale sulla nota tipica speziata. Tannino vellutato e finale lungo con ritorni di frutta e vaniglia. 

Russolo con suo Grifo Nero 2015 stupisce per la sua energia. Brioso e moderno. I suoi profumi sono decisi e intensi. Frutta rossa come per intingere un cucchiaino in un vasetto di marmellata di more selvatiche e mirtilli e lieve sentore minerale sul fondo. Al gusto domina la nota fresca e sapida. 

Masùt da Rive Pinot Nero 2015. Rubino luminoso e deciso. Ha una sua propria identità territoriale con profumi che vanno dal fruttato, alle spezie fino allo smalto. Struttura e corpo caratterizzano il gusto. 

Il Pinot Nero 2015 Casanova del Castello di Spessa è rosso rubino intenso e luminoso, si intrecciano i profumi vivaci dei frutti di bosco con lo speziato dolce di cannella e vaniglia. Al gusto il ritorno di frutta e la morbidezza alcolica danno struttura al vino. 







www.pinotnerofvg.it



Niko Romito, pane nostrum





Spezzò il pane
lo diede ai suoi discepoli
e disse: prendete e mangiatene tutti

Il pane ha una storia sacrale di fame, di fede, di gesti e di trasformazione dal grano raccolto d'estate fino all'impasto che mani sapienti trasformano in un cibo ancestrale.
Pancotto, panpepato, panzanella, pane e zucchero, il pane è un rito inciso con il segno della croce, riciclato, condito, inzuppato, grigliato e mai tagliato ma spezzato. 

E’ un alimento che si trova sulla tavola di ogni casa ed è il racconto e il sigillo della cultura gastronomica di ogni singola regione italiana.
Niko Romito lo eleva a portata del pranzo e ad ingrediente principale: un solo tipo di pane al centro della sua scena culinaria.

E così, attraverso il pane, si stabilisce un’interazione tra il territorio Abruzzo, il pane e chi cucina, un ponte tra il passato, il presente e il futuro della gastronomia italiana.  




Il pane, il vino

Il pane come portata unica nel menù degustazione del Reale e come protagonista del primo piatto presentato in occasione dell’evento che ha celebrato i 50 anni del consorzio del Montepulciano d'Abruzzo. Con una azzardo concesso alla genialità: il vino senza cottura nel piatto. Cosa rappresentano per te il pane e il vino?
Il pane e il vino sono due alimenti essenziali, alla base della nostra alimentazione da millenni. Nell'antichità il vino era considerato addirittura un alimento, e in effetti lo eraE, se pensiamo al rito cristiano dell'eucarestia, il pane e il vino sono elementi altamente simbolici. In Abruzzo abbiamo delle materie prime eccellenti, sia per fare il vino che per fare il pane. Tutti sanno quanto amo il pane: dopo anni di studio nel 2015 l'ho inserito nel menu degustazione del Reale come portata unica, nel 2016 ho creato un laboratorio di panificazione interno a Casadonna, e a breve inaugurerò un panificio proprio a Castel di Sangro, che rifornirà tutti i miei ristoranti e altri strettamente selezionati in Italia e non solo. Forse però non tutti sanno che a Casadonna produciamo anche vino: con la collaborazione di Feudo Antico abbiamo impiantato il primo vitigno di Pecorino in altura (siamo a 860 mslm) e i risultati sono stati eccezionali: quest'anno abbiamo vinto i Tre Bicchieri del Gambero Rosso e il premio Tastevin dell'AIS. 

La formazione

Molti chef e cuochi italiani sono costretti a lavorare all’estero dove si trovano a dover gestire cucine e ingredienti che di italiano hanno ben poco. La tua scuola ha un progetto per tutelare la cucina italiana e i suoi prodotti all’estero? In che modo?
Mi affascina l’idea di creare un mio codice della grande cucina italiana contemporanea, capace di arrivare senza compromessi anche molto lontano.
Quando Bvlgari mi ha proposto di firmare la cucina del Ristorante dei nuovi hotel di Pechino, Dubai e Shanghai, ho pensato che mi si presentava l’occasione di portare nel lusso la mia filosofia fatta di semplicità. I menu, salvo poche eccezioni (ad esempio dove esistono vincoli alimentari legati alla religione), saranno gli stessi ovunque. Non abbiamo accettato compromessi per adattarci al contesto: lo spaghetto si mangia così, l’acidità del pomodoro è quella. Chi va all’Hotel Bvlgari e mangia al Ristorante Niko Romito, in Cina, a Dubai o in qualunque altra parte del mondo, potrà uscire con la sensazione di aver visitato il nostro paese, anche se non c’è stato mai.
A scuola (l'Accademia Niko Romito) insegniamo una cucina italiana autentica, che parte dalla tradizione con le varianti regionali per poi approdare alla mia filosofia odierna. È la stessa cucina che serviamo da Spazio, rete di ristoranti-laboratorio nati a partire dalla scuola di formazione e ora evolutosi in un format autonomo, che oggi è presente in Italia (a Milano, Roma e Rivisondoli) ma a breve si espanderà in altre 7 città del mondo.  

Semplicità concentrata

I tuoi piatti arrivano sulla tavola e sono apparentemente semplici: netti, puliti, ordinati ma sappiamo bene quanto lavoro, fatica e creatività c’è per ottenere la concentrazione dei sapori di una ricetta come il "gel di vitello, porcini, tartufo e mandorle". Ma dopo tutti questi passaggi, cosa conservano della tradizione?
La mia cucina si basa su alcuni concetti chiave: semplicità, equilibrio, bilanciamento, leggerezza, ampiamente descritti nel libro "Dieci lezioni di cucina" che rappresenta in un certo senso il mio manifesto culturale. È contemporanea ma affonda le sue radici nel passato, reinterpretando in maniera nuova la nostra tradizione culinaria. Questo è particolarmente evidente nella cucina di Spazio, ma lo è anche per alcuni piatti del Reale e soprattutto nel format elaborato per Bvlgari. Negli anni ho sempre continuato a studiare e fare ricerca: se penso al passato, vedo che questi principi sono rimasti invariati, ma si è aggiunto in maniera importante il tema della salute, altro elemento chiave della cucina italiana e mediterranea in genere.

Genio e regolatezza

Quando si entra nella definizione di un vocabolario come Treccani con un piatto come l’Assoluto o sui banchi di scuola come materia di studio come ci si sente? Condottiero o profeta ?
Vivo e lavoro da sempre in Abruzzo, dove all’inizio ho sviluppato la mia cucina in quasi totale isolamento. Anche se non è stato facile, ho sempre creduto nelle potenzialità di questa regione e in una modalità di lavoro che non fosse influenzata dall’esterno quanto piuttosto concentrata sul mio territorio, sulla mia identità. All’inizio, quando in pochi credevano nel mio progetto, forse sì, sono stato un po’ profeta.
Oggi, grazie alla mia scuola di cucina mi sento piuttosto un condottiero, che ha il privilegio di insegnare a tanti giovani il mestiere del cuoco. Finora abbiamo formato più di 200 allievi, per me è un’esperienza bellissima. 


Come in cielo, cosi in terra.  







Pane, vino montepulciano, agnello e pollo: pane bagnato in un fondo di agnello con fegatini di pollo, montepulciano d'Abruzzo, olio extravergine d'oliva e polvere d'oro.


Pancetta, vino montepulciano e cipolle: pancetta fondente con cipolle, pomodoro secco e montepulciano d'Abruzzo.


Alberto Longo, le radici camminano e diventano sogni




Terra Mia: Da sempre l’uomo e il vino hanno avuto storie parallele ma negli ultimi anni fare il vignaiolo è divenuto un mestiere d'arte.
La nuova consapevolezza del rispetto per la natura e la tutela dell’ambiente impongono al produttore obblighi etici e morali. Oggi più che mai rispettare il ciclo di un ecosistema vitale tra vigna, uomo e territorio significa fare vino secondo natura ed essere custodi di un territorio. Fare vino è un lavoro di passione, sacrificio e attesa. 
Ecco alcuni esempi di produttori di sogni e di vino vicino a me per luoghi e radici. 


Essere cittadino del mondo ma nascere viticoltore dauno, questa è la differenza tra Alberto Longo e gli altri produttori pugliesi. Sentire il legame forte e imprescindibile con la terra d’origine. Affondare le radici del cuore nei luoghi natali così come quella sua maestosa quercia del XIII secolo che domina la cantina e i vigneti. Siamo a Lucera in provincia di Foggia, per soffitto il cielo azzurro, all'orizzonte il castello e paesaggi fiabeschi, ai piedi la storia e la cultura della vite. 



Viticoltori si nasce o si diventa? E come nasce il desiderio di coltivare un vigneto?
Vignaioli si nasce! La vigna è un seme che si porta dentro dalla nascita e che per molti rimane nascosto per tutta la vita, per altri cresce e fiorisce con il passare del tempo. Sono nato in una vigna e quei semi sono dentro di me dalla nascita; li ho coltivati in tenera età e li ho riposti nel periodo degli studi finchè la vita mi ha consentito di ritornare alle mie origini, alle mie passioni, sempre alimentate da ogni ritorno a casa dai miei familiari che hanno mantenuto intatto il rapporto con la terra e con le tradizioni.


Descrivici in tre righe il tuo terroir e la tua filosofia di produzione. 
Colline argilloso-calcaree dolci e assolate, alle spalle i Monti Dauni e di fronte il mare ed il Gargano, una terra che del vino ha fatto la sua storia e la sua cultura. Il mio impegno volge a cercare la miglior espressione viticola che questo territorio sa esprimere. La vocazione è insita, la passione e la competenza la porto in vigna e in seguito in cantina per esaltarla.


Dove sei più felice, in un vigneto o in una cantina? 
Nella vigna respiro i profumi della mia terra, evoco i miei ricordi, le storie della mia gente, soddisfo la mia ambizione che in cantina si sublima nella trasformazione di uve straordinarie in vini straordinari.


Qual è ad oggi il tuo traguardo più grande? 
Aver ritrovato il rapporto natio con la mia terra, aver contribuito a portare nei bicchieri in tutto il mondo l'orgoglio del Cacc'e Mitte di Lucera e degli altri miei vini.


Come ti piacerebbe definissero il tuo vino: artigianale, naturale, biologico, vino vero o..? 
Il mio vino vorrei fosse definito semplicemente “vino”. Certe definizioni sono figlie delle mode. La mia agricoltura, nata convenzionale, è in conversione a biologica. Non si può disconoscere il progresso scientifico ma si può gestire con attenzione per avere cura dell’ambiente e del futuro.


Con quale varietà d’uva non coltivata da te al momento ti piacerebbe misurarti? E quale varietà secondo te è immeritatamente ignorata? Coltiviamo diverse tipologie di vitigni ma la storia del territorio mi conduce sempre ai vitigni d'elezione del Sub Appennino Dauno.
Nero di Troia, Falanghina e Bombino Bianco sono probabilmente i più bistrattati ma le potenzialità, visti i risultati sono enormi. E' troppo facile parlare di Pinot Nero e Riesling come desideri reconditi ma bisogna essere realisti.


Che rapporto hai con gli altri produttori del tuo territorio? Esiste una squadra e un interesse comune? 
E’ da qualche tempo che il territorio inizia ad esprimere un maggior numero di produttori, tutti con lo scopo di offrire qualità e radici locali e a tal fine in seno al Consorzio della Doc Cacc’e Mmitte di Lucera, sono stato eletto Presidente con l'intento di riunire tutte le aziende interessate per un più crescente successo qualitativo, economico e sociale.


Come influisce il tuo lavoro sulla tua vita privata? I tuoi affetti e la tua famiglia sono fieri di te o ti avrebbero voluto “un colletto bianco” con orari di lavoro prestabiliti e senza stagionalità?
Il lavoro è lo strumento per soddisfare i bisogni della vita. Le mie attività, di rilievo e di responsabilità, lasciano poco spazio agli affetti ma quegli spazi sono vissuti con il massimo coinvolgimento per non dover rimpiangere un domani ciò che il lavoro ci toglie.


Si diventa vecchi ma mai quanto una vigna, che ci sopravvive. Dove ti trovo tra 20 anni?
Con molta probabilità ad accudire quella vigna e ti aspetterò con una buona bottiglia e con i prodotti della mia terra per brindare alla Vita.








#lapugliasiamonoi

Antica Enotria: Luigi Di Tuccio, il respiro della terra



Terra Mia: Da sempre l’uomo e il vino hanno avuto storie parallele ma negli ultimi anni fare il vignaiolo è divenuto un mestiere d'arte.
La nuova consapevolezza del rispetto per la natura e la tutela dell’ambiente impongono al produttore obblighi etici e morali. Oggi più che mai rispettare il ciclo di un ecosistema vitale tra vigna, uomo e territorio significa fare vino secondo natura ed essere custodi di un territorio. Fare vino è un lavoro di passione, sacrificio e attesa. 
Ecco alcuni esempi di produttori di sogni e di vino vicino a me per luoghi e radici.

Antica Enotria, la organic wines farm, come ama definire la sua azienda Luigi, è stata una delle primissime aziende pugliesi a regime biologico. Fondata dal padre Raffaele, l'attività ha sede nella settecentesca masseria "Contessa Staffa". Quello che conta per Luigi Di Tuccio e sua moglie Valentina è il "respiro" della terra che rispettano e coltivano come scelta di vita e non come strategia di marketing. Il vino e le conserve esportati in tutto il mondo sono un punto di arrivo della migliore agricoltura fino ad ora realizzata nella piana del Tavoliere.
 



Viticoltori si nasce o si diventa? E come nasce il desiderio di coltivare un vigneto?
Non importa se ci nasci o se lo diventi, la viticoltura è passione e amore per la terra e per il vino. Solo quell’amore ti dà la forza di lavorare in vigna in tutte le stagioni, di rischiare il raccolto per un’annata storta e ripartire da zero, quella è la passione che ti riempie il cuore quando vedi il tuo lavoro diventare un buon vino.


Descrivici in tre righe il tuo terroir e la tua filosofia di produzione.
Il nostro è un terroir sorprendente per la freschezza e la sapidità che riesce a conferire ai nostri vini, tesi, snelli ma profondi, persistenti ed eleganti. La nostra filosofia gira tutta attorno ad un concetto: il rispetto che dà equilibrio e armonia. Rispetto del terroir, del vitigno, della natura, dei tempi che la natura ci chiede, dei nostri collaboratori e dei nostri vicini.


Dove sei più felice, in un vigneto o in una cantina? 
In vigna, nella nostra vigna bio, dove regna l’armonia della natura.


Qual è ad oggi il tuo traguardo più grande? 
La sana ambizione di chi è abituato a lavorare sodo mi farebbe rispondere che è quello che devo ancora raggiungere, ma in verità una cosa che mi rende proprio felice: è vedere la soddisfazione e la tranquillità di mio padre che guarda crescere questa azienda dopo anni di duri sacrifici.


Come ti piacerebbe definissero il tuo vino: artigianale, naturale, biologico, vino vero o.. ?
Mi basta che svuotino il calice e dicano che è molto buono, il resto lo garantisco io.


Con quale varietà d’uva non coltivata da te al momento ti piacerebbe misurarti? E quale varietà secondo te è immeritatamente ignorata? 
Mi piace da impazzire il Pinot Nero ma noi lavoriamo con Nero di Troia, Negroamaro, Primitivo, Aglianico Sangiovese, Montepulciano, Fiano e Falanghina e direi che basta cosi!


Oltre il vino le conserve e l'olio. Un'azienda agricola a tutto tondo come la tua che difficoltà ha in più di una che produce solo vino? 
La difficoltà più grande sta nelle diverse stagionalità dei vari prodotti. Non abbiamo solo la vendemmia in autunno, ma l’olio in inverno, i carciofi in primavera, i pomodori in estate per cui siamo sempre al lavoro.


Che rapporto hai con gli altri produttori del tuo territorio? Esiste una squadra e un interesse comune? 
Il rapporto con i colleghi è ottimo, nel segno del rispetto e della reciproca collaborazione. Il tempo per incontraci è sempre molto limitato per via del lavoro, il nostro impegno comune è programmare e provare a fare di più per promuovere la nostra terra insieme.


Come influisce il tuo lavoro sulla tua vita privata? I tuoi affetti e la tua famiglia sono fieri di te o ti avrebbero voluto “un colletto bianco” con orari di lavoro prestabiliti e senza stagionalità?
Sono felicissimi come me!



Si diventa vecchi ma mai quanto una vigna, che ci sopravvive. Dove ti trovo tra 20 anni?
Scherzando direi: alle Maldive a gestire un bar, come i più sognano, ma dico: nella mia vigna, sicuro!






Podere 29: Giuseppe Marrano, la mia vigna al centro del mondo




Terra Mia: Da sempre l’uomo e il vino hanno avuto storie parallele ma negli ultimi anni fare il vignaiolo è divenuto un mestiere d'arte.
La nuova consapevolezza del rispetto per la natura e la tutela dell’ambiente impongono al produttore obblighi etici e morali. Oggi più che mai rispettare il ciclo di un ecosistema vitale tra vigna, uomo e territorio significa fare vino secondo natura ed essere custodi di un territorio. Fare vino è un lavoro di passione, sacrificio e attesa. 
Ecco alcuni esempi di produttori di sogni e di vino vicino a me per luoghi e radici.

Podere 29. Giuseppe Marrano. Gelso d’oro - La vigna, l’uomo, il vino.
Il triangolo perfetto tra il cielo, il mare e la terra della Daunia nel tavoliere a nord della Puglia. Giuseppe, l'anima del Podere, quando è a casa vive tra le sue vigne e crede fermamente che quei luoghi siano il centro del mondo che gira tutto l’anno per raccontare della sua terra e dell suo vino. 




Viticoltori si nasce o si diventa? E come nasce il desiderio di coltivare un vigneto?
Nel mio caso si diventa ma forse era nel mio destino. Da piccolo volevo fare il meccanico e lavorare nel mondo delle automobili, passione che ancora oggi mi travolge ma in modo diverso. La vigna è un qualcosa che ti seduce, ti ammalia con i suoi tempi e i suoi colori fino a che non ti fa suo ed è semplicemente amore.


Descrivici in tre righe il tuo terroir e la tua filosofia di produzione 
La ferma convinzione che l’agricoltore si deve trasformare da semplice produttore a custode del proprio territorio. Regime biologico con un occhio attento alla biodinamica vera risorsa per gli anni che verranno.


Dove sei più felice, in un vigneto o in una cantina? 
Sicuramente nel mio vigneto. Passeggiare la sera tra i filari dopo una giornata pesante e vedere con i propri occhi il ritmo della natura è un qualcosa a cui non potrei mai rinunciare.


Qual è ad oggi il tuo traguardo più grande? 
Quello che ancora deve arrivare.
Siamo una realtà giovane in continua crescita. Girare il mondo e far conoscere il Nero di Troia è senza dubbio il mio obiettivo piu’ grande.


Come ti piacerebbe definissero il tuo vino: artigianale, naturale, biologico, vino vero o..?
Un autentico prodotto della terra. Ci si dimentica spesso che tutto ha origine dalla terra. Mi piace consigliare a tutti i nostri clienti di venire a fare una visita non in cantina ma in vigna, il vero cuore pulsante di tutto.


Con quale varietà d’uva non coltivata da te al momento ti piacerebbe misurarti? E quale varietà secondo te è immeritatamente ignorata?
Al momento sono concentrato esclusivamente sul Nero di Troia ed il Fiano Minutolo due vitigni che non hanno ancora raggiunto i palcoscenici che meriterebbero e che per certi versi sono ancora troppo spesso ignorati.


Che rapporto hai con gli altri produttori del tuo territorio? Esiste una squadra e un interesse comune? 
C’è un rapporto di stima professionale e per certi versi di riconoscenza per chi ha iniziato prima di noi un percorso di conoscenza e valorizzazione del territorio.


Come influisce il tuo lavoro sulla tua vita privata? I tuoi affetti e la tua famiglia sono fieri di te o ti avrebbero voluto “un colletto bianco” con orari di lavoro prestabiliti e senza stagionalità? 
Sicuramente posso dire di non avere una vita noiosa. Tutto è scandito dai tempi della vigna che rappresenta una sorta di orologio sacro. Un giorno sono in azienda a Tressanti e due giorni dopo sono a Taiwan a presentare i miei vini. In tutto questo la mia famiglia mi appoggia a pieno e mi sostiene.


Si diventa vecchi ma mai quanto una vigna, che ci sopravvive. Dove ti trovo tra 20 anni? 
Tra 20 anni mi troverai sempre innamorato delle mie vigne della mia azienda e dei miei vini, un giorno a potare e l’altro a promuovere l’oro che questa splendida terra mi dona ogni anno.





Pietraventosa, due ali per volare lontano


Kalos kai aghatos” citavano i filosofi greci.

Tutto ciò che è bello è buono, ed è grazia che conquista quella di Pietraventosa.

Siamo nel cuore della Murgia (da murex roccia aguzza) direzione Gioia del Colle e Marianna Annio ci ha riservato un invito per il taste en primeur dei suoi vini.

L’edificio bianco candido della sua cantina si affaccia su composti filari di vite. Poco piu in là impianti di alberelli di primitivo di 50 anni raccontano la storia di Marianna e di suo marito Raffaele.
Qui in Puglia dove la rocciosa terra rossa e minerale diventa vino, tra le vigne di Pietraventosa soffia un vento di passione.

 


Pretendere e ottenere il meglio per noi, racconta, è garanzia di qualità per i nostri clienti. È questo l’ingrendiente segreto che rende i nostri vini eccellenti. Nulla è lasciato al caso se non alla natura per la vigna. L’unico imprevisto che Marianna non può pianificare è l’andamento stagionale. E con l’onestà intellettuale che ogni produttore dovrebbe avere, ribadisce ferma e decisa che non tutte le annate diventano vino di Pietraventosa.

Ordine, organizzazione, estrema accuratezza, in tutti i locali di vinificazione. Quella di Pietraventosa è una cantina modello. Impianti ingegneristici di nuova generazione, sperimentazioni e ricerca con lo IAMB di Bari, progetti innovativi e programmi da attuare.

E mentre le annate passate sono già da tempo a maturare in barricaia, c’è un vento di novità che soffia in cantina che spira e ispira la vita di Marianna e il suo lavoro di vignaiola.   Spillati dai grandi serbatoi d’acciaio l’Allegoria e l’Ossimoro, ricercati ed eleganti, sono i vini che disegnano lo stile aziendale e l’EstRosa, il mio preferito, cristallino e cerasuolo con frutti di bosco e freschezza infinita, è il fiore all’occhiello di Pietraventosa.   La Riserva 2012 che assaggiamo direttamente dalla botte di rovere in cui matura per 18 mesi circa, è un primitivo di rara complessità, avvolgenza e piacere.

La sua linea classica si completa con l'etichetta più accattivante e divertente, Volere Volare, un vino free adatto per ogni occasione, di facile abbinamento con i più veloci street food, pizza, spuntini, feste estive in spiaggia o in campagna.
Un rosso rubino vivacemente colorato, profumi, frutta e fragranza che solo il primitivo sa concedere, da bere anche fresco nelle sere d’estate.

Il futuro di Pietraventosa è oggi, ci rivela soddisfatta ed entusiasta per la sua nuova avventura commerciale.
Le ali per volare Marianna non le perderà mai.

Il sole è tramontato. Si chiude dietro di noi la grande porta della cantina e un mulinello di vento ci avvolge scompigliandoci i capelli.
Il vento di Pietraventosa non si ferma con le mani, ci riserverà altre sorprese.

Sono curiosa, io aspetto e anche voi .





Un vino in equilibrio tra terra e mare


Non puoi parlare del fiano Valmezzana senza aver conosciuto il suo produttore. Mario Notaroberto ama definirsi "l'ultimo brigante cilentano" e solo dopo aver assaggiato il suo vino comporrai il mosaico col pezzo che mancava.
Il mosaico è lì, tra le montagne del Cilento, a picco sul mare azzurro di Palinuro, uno dei musei all'aperto più belli d'Italia. Boschi di lecci e faggio, strade impervie, scoscese e a tratti impraticabili, profumi di lavanda ed erbe selvatiche, aria frizzante e tersa.
Uno degli spettacoli più incredibili che la natura possa offrire, non a caso scelto dall'Unesco come patrimonio mondiale dell'umanità.


Valmezzana 2012

Nella greca Palin-ouros, lì dove il "vento gira" e increspa il Tirreno, questo fiano é un'alba cristallina sul mare e nel bicchiere. L'intensa pennellata di oro sulla tavolozza paglierina ne anticipa l'equilibrio e la complessità.

L'affaccio alla terrazza marina distingue immediatamente la mineralità gessosa dal frutto. É attesa.
Poco più in lá si coglie un bouquet di fiori gialli di campo, erbe aromatiche e fieno fresco mentre la ginestra si confonde tra susine e mele. Aspetto ancora, solo il tempo che i sinuosi intrecci tra il minerale e il balsamico chiudano elegantemente il salmastro paesaggio aromatico.

Ora è bassa marea e le onde spiaggiano telline e alghe lasciando una calibrata nota sapida avvolta da una freschezza esuberante. Intenso e deciso il ritorno del frutto integro, con rimandi alle gocce di agrumi e alla mandorla amara che disegnano il lungo finale.


I marinai dicono che il vento scrive, così come il Valmezzana scrive la storia del suo territorio, in perfetto equilibrio tra terra e mare, come un'alba marina vissuta nel Cilento.



Valmezzana 2012 - Fiano Igp Campania
Az. Agr. Albamarina - Centola ( Sa)





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La Cantina e la Storia Ca’ del Bosco è uno dei simboli della Franciacorta e dell’enologia italiana. Fondata negli anni ’60 da Annamaria Cle...