Visualizzazione post con etichetta vigna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vigna. Mostra tutti i post
Gianluca Bisol, Private Cartizze
Gianluca Bisol, classe 1965, o meglio ancora, classe e basta.
Di lui parlano i suoi vini dalla personalità raffinata ed elegante ma nello stesso tempo rigorosa ed esigente.
La sua storia comincia nel lontano1542 a Cartizze.
Per casa una collina e per arredo le vigne di glera più belle del mondo.
In questo luogo nobile più di un palazzo cinquecentesco si producono le migliori bollicine di prosecco, il vino spumante che seduce e appassiona anche i palati più raffinati.
La conoscenza millenaria del terroir e del vitigno, sensibile al suolo e al microclima, ha consentito all’azienda Bisol di diversificare i vini in base alla tipologia del loro terroir roccioso, morenico, argilloso.
Il metodo di produzione tradizionale è quello dello charmat lungo che regala e preserva al vino gli eleganti aromi varietali della frutta fresca e croccante.
“Fatto in Italia”
Il prosecco Bisol rappresenta più di altri un legame perfetto tra l’uomo e il paesaggio. Terreni scoscesi e impervi, viticoltura eroica e vendemmia manuale fanno dei vini Bisol un prodotto unico al mondo.
Singolare e insolito è l’assaggio del suo metodo classico Private Cartizze dosaggio zero:
Cielo notturno fitto di stelle brillanti. Esuberante per farsi ricordare a lungo. Inebria il minerale di pietra focaia, esalta la frutta candita, il miele e gli agrumi. Sapidità e potenza rendono la sua lunghezza infinita. Riconoscibile tra mille.
Bisol
Via Follo, 33, 31049 Santo Stefano,
Valdobbiadene TV (Italia)
sito web
Ritratti di sommelier: Vincenzo Donatiello, il dialogo creativo tra sala e cucina
Ritratti di sommelier è un viaggio nelle sale dei migliori ristoranti d’Italia e inizia dai protagonisti assoluti: i sommelier.
Che rapporto hanno con lo Chef e la cucina stellata? Che tipo di scelta detta gli acquisti per la loro cantina?
Queste interviste ci sveleranno i segreti di un lavoro che si svolge a stretto contatto con le grandi cucine italiane che sono, per gli appassionati, quei luoghi magici, sacri e incantati dove ogni giorno si ripete il rito della preparazione del cibo.
Alba, ristorante Piazza
Duomo. Siamo in Piemonte, in quella parte del mondo dove il vino e il
cibo dominano da sempre la scena enogastronomica mondiale. Qui l’energia e l’estro
dello chef Enrico Crippa si fonde e
dialoga con l’abilità del sommelier lucano Vincenzo Donatiello, che con la sua
formazione, esperienza e professionalità sposa appieno la filosofia del Piazza
Duomo: quella di creare una singolare e indimenticabile armonia tra il vino e il piatto.
Come sei approdato al Piazza Duomo e quali sono state le tappe della tua carriera professionale?
L’arrivo a Piazza Duomo è stato abbastanza inusuale. E' stato infatti l’unico ristorante al quale non ho mai inviato un curriculum vitae.
E così, appena due settimane dopo il riconoscimento per il ristorante della terza stella Michelin ho ricevuto una telefonata dalla direzione con la quale mi chiedevano quali fossero i miei progetti per il futuro: quella è stata la chiamata che ha cambiato decisamente la mia vita. Numerose sono stare le tappe della mia carriera lavorativa. Infatti prima di approdare all’alta ristorazione mi son fatto le ossa tra hotel e ristoranti della riviera romagnola.
Sicuramente le esperienze da ricordare sono quelle de La Frasca a Milano Marittima , di Pascucci al Porticciolo a Fiumicino e de Il Piastrino a Pennabili.
Oggi il sommelier è una figura professionale indispensabile nell’impresa di ristorazione o è una figura riservata solo a ristoranti stellati o location di prestigio?
Sarebbe bello vedere locali di ogni tipologia che abbiano una figura in grado di guidare il cliente alla scelta del vino, ma la costruzione di una cantina e la presenza di un professionista qualificato comportano dei costi non indifferenti. È comprensibile, quindi, che la figura del sommelier sia più presente in location di maggiore prestigio.
Cucina e sala, una squadra che vince quando lavora in armonia. Enrico Crippa è uno chef che informa, comunica e pianifica il lavoro? Che rapporti ci sono tra il sommelier Vincenzo e lo chef Enrico?
C’è un grande scambio di idee e progetti tra me ed Enrico. Quando ci prepariamo al cambio del menù ci confrontiamo e valutiamo le variabili possibili, anche con l’intervento del sous chef Antonio Zaccardi, per poi dibatterle ulteriormente nei briefing con le brigate di cucina e di sala ancor prima di rendere il menù definitivo.
Come nascono gli abbinamenti cibo-vino al Piazza Duomo, lavorate insieme sull’abbinamento o decidi solo tu? Enrico Crippa ha un carattere facile?
Le proposte di abbinamento partono dalla cantina e cerchiamo di variarle il più possibile. Con 1800 etichette le possibilità a nostra disposizione sono tantissime. Naturalmente mi raffronto con Enrico che ha acquisito nel tempo un interesse per i vini sempre maggiore. Non è raro che in alcuni momenti di pausa mi informa dei vini che ha degustato inviandomi foto di etichette di diverse bottiglie.
Per quel che riguarda il carattere: Enrico dopo una iniziale diffidenza, che gli serve per capire chi ha di fronte, si apre e si concede totalmente e scopri che è una persona di un’umiltà disarmante che ama stare con gli altri e al momento giusto anche far festa.
La cantina: orgoglio e sogno di ogni sommelier. Quante bottiglie e quante etichette riesci a gestire? E le tue scelte in che direzione vanno in questi tempi in cui c’è sempre più richiesta di “vini naturali”?
A Piazza Duomo abbiamo circa 1800 etichette e riusciamo a “far girare” circa 10-11 mila bottiglie l’anno. Questo ci permette di avere una cantina perfetta e di poter fare delle variazioni in itinere con apertura constante a scelte variabili e diversificate. Inoltre io ho sempre proposto tanti vini naturali durante la mia carriera lavorativa. Sono un “curioso” per natura e assaggio tantissimi vini ogni anno. Questo continuo aggiornamento e approccio al vino ha costruito una personale critica di gusto, che mi ha reso libero dalla necessità di seguire mode e filoni del momento.
Ti capita di far visitare ai clienti la cantina? Qual è il vino o i vini che proponi con più orgoglio? Inoltre cosa ha dettato la tua scelta di dividere le carta dei vini “Piemonte” con quella del “resto del mondo”?
La cantina di Piazza Duomo ha spazi ristretti per la quantità dei vini che custodiamo e in alcuni momenti dell’anno è talmente piena che è difficile da visitare. Cerchiamo sempre e comunque di soddisfare la richiesta degli ospiti e clienti che desiderano vederla.
La scelta di suddividere la selezione delle carte dei vini l’ho ereditata da Mauro Mattei, mio predecessore a Piazza Duomo. Ho approvato l’idea sin da subito perché pone l’attenzione sia sui vini del territorio che su quelli delle altre regioni vitivinicole d'Italia e del mondo.
Che ne pensi delle recensioni dei critici gastronomici che non bevono vino e che non hanno competenze “critiche” per valutare un abbinamento cibo-vino?
Inutile dire che farebbe piacere sapere che chi valuta il nostro lavoro abbia i requisiti e le capacità di lettura dovuti: un critico che non beve vino è come un esaminatore della motorizzazione che non ha la patente, impensabile che abbia gli strumenti per valutare correttamente.
L’utilizzo di ingredienti che arrivano da tutto il mondo anche nelle cucine degli chef italiani e stellati richiedono a volte abbinamenti di bevande diverse dal vino. Il sommelier di un ristorante come il Piazza Duomo ha il dovere di sperimentare equilibri e proposte differenti dal vino?
Ho sperimentato tanto durante tutta la mia carriera: birre, spirits, cocktail e anche Coca Cola quando necessario. Oggi preferisco concentrarmi sul vino perché vivo ed opero in una delle più grandi regioni viticole del mondo e mi fa piacere che si metta l’accento su questo.
Se non lavorassi qui al Piazza Duomo in quale altro ristorante pensi che avresti realizzato il tuo lavoro al meglio?
Per il prestigio della cantina direi l’Enoteca Pinchiorri, il sogno di ogni sommelier. Oggi che ricopro anche il ruolo di Restaurant Manager direi che mi piacerebbe poter condividere il “floor” con Diego Masciaga, manager del Waterside Inn di Bray, e del quale sento solo elogi ed ammirazione da parte di colleghi e clienti. Un giorno mi piacerebbe raggiungere la stima di un personaggio come Diego.
Una vigna o una enoteca: secondo te qual è il punto d’arrivo di un sommelier?
Il bicchiere, pieno.
Ritratti di sommelier: Giovanni Sinesi, il mio destino in tempo Reale
Ritratti di sommelier è un viaggio nelle sale dei migliori ristoranti d’Italia e inizia dai protagonisti assoluti: i sommelier.
Che rapporto hanno con lo Chef e la cucina stellata? Che tipo di scelta detta gli acquisti per la loro cantina?
Queste interviste ci sveleranno i segreti di un lavoro che si svolge a stretto contatto con le grandi cucine italiane che sono, per gli appassionati, quei luoghi magici, sacri e incantati dove ogni giorno si ripete il rito della preparazione del cibo.
Giovanni Sinesi, sommelier professionista, è nato in Puglia ma da diversi anni lavora in Abruzzo, nel ristorante Reale dello chef Niko Romito. Oggi con una carriera alle stelle e tanto quotidiano lavoro ci racconta la sua esperienza nel ristorante in cui è sommelier e responsabile di cantina dal 2004.
Come sei approdato al Reale e quali sono state le tappe della tua carriera professionale?
Coincidenza o destino? Avevo terminato da poco l'istituto alberghiero e cercavo lavoro a tempo indeterminato. Mi recai in un hotel a Roccaraso e lì mi dissero: “siamo dispiaciuti, qui siamo chiusi per ristrutturazione, però nostro nipote, che ha un ristorante a Rivisondoli, cerca del personale da assumere”.
Era lo zio di Niko Romito, che mi parlava del ristorante dove il destino mi avrebbe portato in ogni caso, perchè la telefonata successiva l’avrei fatta al mio amico Cristian Torsiello, che già conoscevo perché frequentavamo la stessa scuola alberghiera e che nel 2004 lavorava al ristorante Reale come sous chef di Niko.
Il 18 luglio del 2004 è stato il mio primo giorno di lavoro al Ristorante Reale e ricordo ancora che una delle prime cose che mi chiese Niko fu se fossi sicuro di stare lì per almeno due anni, perché il lavoro non era certo semplice. Oggi siamo al Casadonna, e di anni ne sono passati 15.
Oggi il sommelier è una figura professionale indispensabile nell'impresa di ristorazione o è una figura riservata solo a ristoranti stellati e location di prestigio?
Oggi, come ieri, il sommelier è una figura professionale molto importante per tutte le tipologie di ristorazione ma devo riconoscere che anche in posti più "semplici" ho trovato gente altamente qualificata e che ne sa più di un sommelier di un ristorante stellato, compreso me.
Cucina e sala, una squadra che vince quando lavora in armonia. Niko Romito è uno chef che informa, comunica e pianifica il lavoro? Che rapporti ci sono tra il sommelier Giovanni e lo chef Niko?
Cucina e sala lavorano sempre insieme è una squadra unica, l'obiettivo finale è la soddisfazione del cliente.
Niko è molto esigente, preciso e l'informazione, la comunicazione e soprattutto la pianificazione fanno parte dell'organizzazione e rappresentano l'80% del lavoro. Inoltre per me Niko è come un fratello: io non sono mai riuscito a chiamarlo chef e penso che la cosa che ci lega sia il rispetto reciproco e la stima che dura da anni.
Come nascono gli abbinamenti cibo-vino nel Reale, lavorate insieme sull’abbinamento o sei tu che decidi?
Equilibrio-emozione, gli abbinamenti nascono così, partendo da questi due elementi. Il menù degustazione del Reale è un’esperienza enogastronomica di 11 piatti e 11 vini.
Personalmente sono sempre alla ricerca di vini eleganti, puliti, equilibrati, in cui si ritrovano gli stessi elementi che si riconoscono nei piatti di Niko. È un gioco di singolari sfumature. Ad esempio: se c'è l'amaro nel piatto, lo ricerco anche nel vino e tutto perché al palato si crei un’armonia unica e impareggiabile.
La cantina: orgoglio e sogno di ogni sommelier. Quante bottiglie e quante etichette riesci a gestire? E le tue scelte in che direzione vanno in questi tempi dove c’è sempre più richiesta di "vini naturali"?
Ad oggi la cantina del Casadonna conta 8.000 bottiglie e 500 etichette circa ed è una selezione basata sulla mia esperienza maturata in questi anni. Non ho mai inseguito mode o tendenze del momento, mi ha sempre guidato il mio istinto e la mie scelte sono il risultato di un impegno costante, determinate dal mio gusto personale e dalla cucina.
Personalmente non uso mai il termine "naturale", lo considero sbagliato, perché nel vino si cerca la naturalità del prodotto, caratteristica attribuibile sia a vini biologici sia a quelli biodinamici e non c'è differenza nella mia carta tra un vino convenzionale, biologico o biodinamico. Se il vino è buono entra in carta.
I criteri importanti e imprescindibili sono: bontà, pulizia, piacevolezza, il rispetto che ha avuto l'uomo nel produrre il vino considerando vitigno e territorio, ma soprattutto che la bottiglia venga bevuta tutta e finisca, quindi bevibilita! Il vino deve essere buono da giovane e grande negli anni a venire.
Inoltre tengo molto a ringraziare Niko e sua sorella Cristiana, perché dal 2004 mi hanno sempre lasciato carta bianca su ogni decisione e sugli acquisti di cantina. È per questo che quando guardo la cantina del Reale, la “mia” cantina, dichiaro sempre: "se dovessi rifarla, la realizzerei esattamente com’è”.
Ti capita mai di far visitare ai clienti la cantina? Qual è il vino o i vini che proponi con più orgoglio?
La nostra singolare cantina si trova nella vecchia stalla ed è l’unico ambiente del Casadonna che non è stato modificato durante il restauro del ex monastero acquistato da Romito. Infatti alcune bottiglie sono sistemate nelle vecchie e caratteristiche mangiatoie.
Non c'è un vino che io proponga con più o meno orgoglio. Tra i miei vitigni preferiti c’è il sangiovese e la sua nobile espressione nel Brunello di Montalicino.
La Puglia e l'Abruzzo sono terre di rosati: è un vino che ami? Per quale regione batte il tuo "cuore rosato"?
Domanda difficile questa e sarò diplomatico! La Puglia e l’Abruzzo sono due terre che porto nel cuore. La prima perché ci sono nato ed è per me sempre un’ emozione quando ci ritorno, la seconda perché mi ha adottato. Perciò, quando sono in Abruzzo bevo il grande cerasuolo e quando sono in Puglia bevo l’ineguagliabile rosato pugliese!
Che ne pensi delle recensioni dei critici gastronomici che non bevono vino e non hanno competenze critiche per valutare un abbinamento cibo-vino?
Io penso che esistano critici con competenze sul cibo e critici con competenze sul vino, sono due categorie diverse, mondi armoniosi insieme ma diversi e sono pochi i critici competenti in entrambi i settori. Mentre sull'abbinamento cibo-vino si profila uno scenario diverso perché si tratta di capire realmente quanto e come un vino può esaltare, coprire o snaturare un piatto. Bisogna valutarne l'armonia, l’equilibrio e la magia che si crea al palato e qui ci vuole molta abilità e capacità.
Se non fossi qui al Reale in quale altro ristorante ti sarebbe piaciuto lavorare?
Quando sono arrivato al Reale non conoscevo nulla del mondo vino-cibo-guide-stelle. Ho ancora tanto da imparare, voglio crescere e consolidare i miei successi. Ho “piccole grandi” idee che spero di realizzare nei prossimi anni. Non so dirti in quale altro ristorante ma meglio del Reale non mi poteva capitare di approdare.
Una vigna o una enoteca: secondo te qual è il punto d’arrivo di un sommelier?
La vigna secondo me è il punto di partenza per un sommelier, già capirla è un grande risultato. Io credo che il punto di arrivo per un sommelier sia la felicità e l'equilibrio interiore e lo si può trovare in qualsiasi parte del mondo purché si parli di emozione! Nella vita non conta ciò che fai, ma il motivo per cui lo fai. Il mio must è “credere sempre in se stessi, nei propri sogni e nei propri obiettivi”. Ma ci vuole tempo pazienza e costanza. Solo così si possono realizzare i sogni e arrivare ovunque si voglia.
Alberto Longo, le radici camminano e diventano sogni
Terra Mia: Da sempre l’uomo e il vino hanno avuto storie parallele ma negli ultimi anni fare il vignaiolo è divenuto un mestiere d'arte.
La nuova consapevolezza del rispetto per la natura e la tutela dell’ambiente impongono al produttore obblighi etici e morali. Oggi più che mai rispettare il ciclo di un ecosistema vitale tra vigna, uomo e territorio significa fare vino secondo natura ed essere custodi di un territorio. Fare vino è un lavoro di passione, sacrificio e attesa.
Ecco alcuni esempi di produttori di sogni e di vino vicino a me per luoghi e radici.
Essere cittadino
del mondo ma nascere viticoltore dauno,
questa è la differenza tra Alberto Longo e gli altri produttori pugliesi.
Sentire il legame forte e imprescindibile con la terra d’origine. Affondare le radici
del cuore nei luoghi natali così come quella sua maestosa quercia del XIII secolo che domina
la cantina e i vigneti. Siamo a Lucera
in provincia di Foggia, per soffitto il cielo azzurro, all'orizzonte il castello
e paesaggi fiabeschi, ai piedi la storia e la cultura della vite.
Viticoltori si nasce o si diventa? E come nasce il desiderio di coltivare un vigneto?
Vignaioli si nasce! La vigna è un seme che si porta dentro dalla nascita e che per molti rimane nascosto per tutta la vita, per altri cresce e fiorisce con il passare del tempo. Sono nato in una vigna e quei semi sono dentro di me dalla nascita; li ho coltivati in tenera età e li ho riposti nel periodo degli studi finchè la vita mi ha consentito di ritornare alle mie origini, alle mie passioni, sempre alimentate da ogni ritorno a casa dai miei familiari che hanno mantenuto intatto il rapporto con la terra e con le tradizioni.
Descrivici in tre righe il tuo terroir e la tua filosofia di produzione.
Colline argilloso-calcaree dolci e assolate, alle spalle i Monti Dauni e di fronte il mare ed il Gargano, una terra che del vino ha fatto la sua storia e la sua cultura. Il mio impegno volge a cercare la miglior espressione viticola che questo territorio sa esprimere. La vocazione è insita, la passione e la competenza la porto in vigna e in seguito in cantina per esaltarla.
Dove sei più felice, in un vigneto o in una cantina?
Nella vigna respiro i profumi della mia terra, evoco i miei ricordi, le storie della mia gente, soddisfo la mia ambizione che in cantina si sublima nella trasformazione di uve straordinarie in vini straordinari.
Qual è ad oggi il tuo traguardo più grande?
Aver ritrovato il rapporto natio con la mia terra, aver contribuito a portare nei bicchieri in tutto il mondo l'orgoglio del Cacc'e Mitte di Lucera e degli altri miei vini.
Come ti piacerebbe definissero il tuo vino: artigianale, naturale, biologico, vino vero o..?
Il mio vino vorrei fosse definito semplicemente “vino”. Certe definizioni sono figlie delle mode. La mia agricoltura, nata convenzionale, è in conversione a biologica. Non si può disconoscere il progresso scientifico ma si può gestire con attenzione per avere cura dell’ambiente e del futuro.
Con quale varietà d’uva non coltivata da te al momento ti piacerebbe misurarti? E quale varietà secondo te è immeritatamente ignorata? Coltiviamo diverse tipologie di vitigni ma la storia del territorio mi conduce sempre ai vitigni d'elezione del Sub Appennino Dauno.
Nero di Troia, Falanghina e Bombino Bianco sono probabilmente i più bistrattati ma le potenzialità, visti i risultati sono enormi. E' troppo facile parlare di Pinot Nero e Riesling come desideri reconditi ma bisogna essere realisti.
Che rapporto hai con gli altri produttori del tuo territorio? Esiste una squadra e un interesse comune?
E’ da qualche tempo che il territorio inizia ad esprimere un maggior numero di produttori, tutti con lo scopo di offrire qualità e radici locali e a tal fine in seno al Consorzio della Doc Cacc’e Mmitte di Lucera, sono stato eletto Presidente con l'intento di riunire tutte le aziende interessate per un più crescente successo qualitativo, economico e sociale.
Come influisce il tuo lavoro sulla tua vita privata? I tuoi affetti e la tua famiglia sono fieri di te o ti avrebbero voluto “un colletto bianco” con orari di lavoro prestabiliti e senza stagionalità?
Il lavoro è lo strumento per soddisfare i bisogni della vita. Le mie attività, di rilievo e di responsabilità, lasciano poco spazio agli affetti ma quegli spazi sono vissuti con il massimo coinvolgimento per non dover rimpiangere un domani ciò che il lavoro ci toglie.
Si diventa vecchi ma mai quanto una vigna, che ci sopravvive. Dove ti trovo tra 20 anni?
Con molta probabilità ad accudire quella vigna e ti aspetterò con una buona bottiglia e con i prodotti della mia terra per brindare alla Vita.
#lapugliasiamonoi
Luca Scapola, "Fu nelle vie di questo Borgo che nuova cosa m’avvenne"
Terra Mia: Da sempre l’uomo e il vino hanno avuto storie parallele ma negli ultimi anni fare il vignaiolo è divenuto un mestiere d'arte.
La nuova consapevolezza del rispetto per la natura e la tutela dell’ambiente impongono al produttore obblighi etici e morali. Oggi più che mai rispettare il ciclo di un ecosistema vitale tra vigna, uomo e territorio significa fare vino secondo natura ed essere custodi di un territorio. Fare vino è un lavoro di passione, sacrificio e attesa.
Ecco alcuni esempi di produttori di sogni e di vino vicino a me per luoghi e radici.
Nel cuore del Parco Regionale Bosco Incoronata, in una area protetta in provincia di Foggia, sorge l'azienda di Luca Scapola: Borgo Turrito. Un borgo come quelli che ti aspetti, dove tutto è a dimensione umana e rurale. Dove si respira natura e sostenibilità sia nei campi che in cantina e dove i vigneti che circondano l'azienda sono i protagonisti di quei paesaggi e di quei luoghi ed interpreti di un patrimonio agricolo ricco di storia e tradizione, di sapori, odori e di incanti.
Viticoltori si nasce o si diventa? E come nasce il desiderio di coltivare un vigneto?
Sì nasce, come è capitato a me ma ritengo che viticoltori si può anche diventare. Il mio legame con la terra è sempre stato forte. Sin da piccolo sono sempre stato con mio padre Michele tra i vigneti e ricordo che già da allora guidavo mezzi agricoli. Durante gli studi universitari in Viticoltura ed Enologia sentivo l’esigenza di fare qualcosa di mio e di sperimentare quello che studiavo sui trattati di enologia. Mi sono messo in gioco a 23 anni realizzando "Borgo Turrito".
Descrivici in tre righe il tuo terroir e la tua filosofia di produzione.
I nostri vigneti sorgono vicino a uno dei boschi di pianura più grandi d’Europa e sono attraversati dal Torrente Cervaro. Riteniamo che i boschi e i fiumi hanno un influsso favorevole per una viticoltura di qualità perchè hanno un'azione mitigatrice sul clima. La temperatura, i venti, la luce, le precipitazioni e la qualità dell'aria influenzano la produzione delle uve. Appare evidente quindi come il clima sia determinante per l'individuazione dell'attitudine viticola di una zona.
Borgo Turrito sostiene e applica i valori dell’agricoltura sostenibile. Le risorse naturali vanno utilizzate avendone cura e massimo rispetto, evitando gli sprechi e preservandone l’integrità. Rispettiamo i diritti e la passione dei lavoratori agricoli.
Dove sei più felice, in un vigneto o in una cantina?
Spesso scendo in bottaia a fine serata quando tutto tace. Ho bisogno di silenzio, concentrazione e tranquillità. Ho bisogno di tempo, devo pensare al mio vino e al vino che sarà. Apro la barrique, mi poggio piano piano su di essa, mi abbasso per avvicinare il naso al vino e chiudo gli occhi. Sono passati solo alcuni secondi, ma ad occhi chiusi ho ripercorso ogni momento trascorso in vigna e in cantina, i miei due luoghi dove esprimo il meglio e sono felice.
Qual è ad oggi il tuo traguardo più grande?
Ho raggiunto diversi traguardi professionali e personali importanti, lavorando sodo con dedita passione. Proprio pochi giorni fa, il 25 aprile, mentre ero con i miei collaboratori che si occupano della vigna abbiamo esultato emozionati per la notizia dell'assegnazione delle medaglie d’oro e d'argento ai nostri due rosati, rispettivamente al Terra Cretosa 2016 (Aleatico) e al CalaRosa 2016 (Nero di Troia) conferite dal più importante concorso per i vini rosati al mondo: Lu Mondial du Rosè 2017.
Come ti piacerebbe definissero il tuo vino: artigianale, naturale, biologico, vino vero o..?
Vino ottenuto da “agricoltura sostenibile intelligente”. Il nostro obiettivo è produrre uve di altissima qualità e sanità. Utilizziamo agro-farmaci per la difesa della vite in modo intelligente e professionale. Riscontriamo dalle analisi di laboratori certificati che i nostri vini non hanno tracce di pesticidi, metalli pesanti e tossine.
Con quale varietà d’uva non coltivata da te al momento ti piacerebbe misurarti? E quale varietà secondo te è immeritatamente ignorata?
Per fortuna in questi anni ho impiantato tutte le uve autoctone che questo meraviglioso territorio ci offre, ad esclusione del “Fiano Minutolo”. L’Aleatico rappresenta un vitigno di rilevanza storica per il tutto territorio pugliese; è poco presente ma ha tante potenzialità anche vinificato in rosato.
Ho un rapporto buono ma il lavoro di squadra è ancora un miraggio.
Come influisce il tuo lavoro sulla tua vita privata? I tuoi affetti e la tua famiglia sono fieri di te o ti avrebbero voluto “un colletto bianco” con orari di lavoro prestabiliti e senza stagionalità?
Si sa, i produttori di vino sono sempre impegnati tra vigna e cantina e anche nel mio caso è così. I miei affetti sono tutti orgogliosi del mio lavoro e dei risultati che sto conseguendo. Sono consapevole, però, che dovrei dedicare a loro più tempo.
Si diventa vecchi ma mai quanto una vigna, che ci sopravvive. Dove ti trovo tra 20 anni?
Sommerso tra le polverose carte accumulate nel tempo, grazie alla “semplificazione” burocratica del settore vitivinicolo tanto decantata e mai veramente applicata!
#lapugliasiamonoi
Podere 29: Giuseppe Marrano, la mia vigna al centro del mondo
Terra Mia: Da sempre l’uomo e il
vino hanno avuto storie parallele ma negli ultimi anni fare il
vignaiolo è divenuto un mestiere d'arte.
La nuova consapevolezza
del rispetto per la natura e la tutela dell’ambiente impongono al produttore obblighi etici e morali. Oggi più che mai rispettare il ciclo di un ecosistema
vitale tra vigna, uomo e territorio significa fare vino secondo natura ed essere custodi di un territorio. Fare
vino è un lavoro di passione, sacrificio e attesa.
Ecco alcuni esempi di
produttori di sogni e di vino vicino a me per luoghi e radici.
Podere 29. Giuseppe Marrano. Gelso d’oro - La vigna, l’uomo, il
vino.
Il triangolo perfetto tra
il cielo, il mare e la terra della Daunia nel tavoliere a nord della Puglia.
Giuseppe, l'anima del Podere, quando è a casa vive tra le sue vigne e crede
fermamente che quei luoghi siano il centro del mondo che gira tutto l’anno
per raccontare della sua terra e dell suo vino.
Nel mio caso si diventa ma forse era nel mio destino. Da piccolo volevo fare il meccanico e lavorare nel mondo delle automobili, passione che ancora oggi mi travolge ma in modo diverso. La vigna è un qualcosa che ti seduce, ti ammalia con i suoi tempi e i suoi colori fino a che non ti fa suo ed è semplicemente amore.
Descrivici in tre righe il tuo terroir e la tua filosofia di produzione
La ferma convinzione che l’agricoltore si deve trasformare da semplice produttore a custode del proprio territorio. Regime biologico con un occhio attento alla biodinamica vera risorsa per gli anni che verranno.
Dove sei più felice, in un vigneto o in una cantina?
Sicuramente nel mio vigneto. Passeggiare la sera tra i filari dopo una giornata pesante e vedere con i propri occhi il ritmo della natura è un qualcosa a cui non potrei mai rinunciare.
Qual è ad oggi il tuo traguardo più grande?
Quello che ancora deve arrivare.
Siamo una realtà giovane in continua crescita. Girare il mondo e far conoscere il Nero di Troia è senza dubbio il mio obiettivo piu’ grande.
Come ti piacerebbe definissero il tuo vino: artigianale, naturale, biologico, vino vero o..?
Un autentico prodotto della terra. Ci si dimentica spesso che tutto ha origine dalla terra. Mi piace consigliare a tutti i nostri clienti di venire a fare una visita non in cantina ma in vigna, il vero cuore pulsante di tutto.
Con quale varietà d’uva non coltivata da te al momento ti piacerebbe misurarti? E quale varietà secondo te è immeritatamente ignorata?
Al momento sono concentrato esclusivamente sul Nero di Troia ed il Fiano Minutolo due vitigni che non hanno ancora raggiunto i palcoscenici che meriterebbero e che per certi versi sono ancora troppo spesso ignorati.
Che rapporto hai con gli altri produttori del tuo territorio? Esiste una squadra e un interesse comune?
C’è un rapporto di stima professionale e per certi versi di riconoscenza per chi ha iniziato prima di noi un percorso di conoscenza e valorizzazione del territorio.
Come influisce il tuo lavoro sulla tua vita privata? I tuoi affetti e la tua famiglia sono fieri di te o ti avrebbero voluto “un colletto bianco” con orari di lavoro prestabiliti e senza stagionalità?
Sicuramente posso dire di non avere una vita noiosa. Tutto è scandito dai tempi della vigna che rappresenta una sorta di orologio sacro. Un giorno sono in azienda a Tressanti e due giorni dopo sono a Taiwan a presentare i miei vini. In tutto questo la mia famiglia mi appoggia a pieno e mi sostiene.
Si diventa vecchi ma mai quanto una vigna, che ci sopravvive. Dove ti trovo tra 20 anni?
Tra 20 anni mi troverai sempre innamorato delle mie vigne della mia azienda e dei miei vini, un giorno a potare e l’altro a promuovere l’oro che questa splendida terra mi dona ogni anno.
Simona Natale: l'Es, l'Jo e il superIo
Una donna “singolare e speciale” come le domande che abbiamo deciso di formulare.
"Come è vero che nel vino c’è la verità ti dirò tutto, senza segreti." (W.Shakespeare)
Simona, come è vero che nel vino c’è la verità mi dirai tutto, senza segreti? Mai avuto segreti nella mia vita. Si dice che la mia faccia ed i miei occhi parlino più della mia lingua e questa non si fa scrupoli ad essere sincera.
“Alcuni non diventano mai folli. Il loro vini sono noiosi.” (C. Bukowski)
Quanta follia e quanta razionalità ci vuole per fare fare un vino come l’Es? L'Es di Freud è per sua definizione la passione pura, l'istinto. E' energia vitale. Io e Gianfranco siamo notoriamente due folli ed a questa follia abbiamo dedicato la vita. Ma non ci siamo mai pentiti.
"Il miglior fertilizzante per la vigna è l’ombra del proprietario." (Anonimo)
Quanti giorni l’anno passi tra i vigneti?
In autunno ed in inverno, io davvero molto pochi. Gianfranco invece quasi ogni minuto, mentre in primavera ed in estate ogni giorno che posso sono in vigna. L'alba e il tramonto sono i miei momenti preferiti.
"In una bottiglia di vino ci sono più parole che alcol." (E. Persichetti)
Scegli tre parole per descrivere il tuo vino
Sacrificio, dedizione, amore.
"Sempre pronto a una nuova idea e ad un antico vino." (B. Brecht)
Il prossimo vino?
"I sogni son desideri.." Tutti dovremmo avere sempre qualcosa ancora da realizzare e da sognare. In tema di citazioni: chi si ferma è perduto!
Abbiamo progetti, programmi e novità.
“Et però credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i vini boni” (Leonardo da Vinci)
Fare il vino ti rende felice?
Immensamente felice. Leonardo da Vinci ha detto il giusto: la felicità si trova dove c'è il vino buono. E' qui la felicità, in terra di Puglia dove la vocazione vitivinicola di questo straordinario territorio, ha scritto negli ultimi anni la storia di una regione che si riscatta dalla fama di essere terra di mera produzione di vini da taglio per essere finalmente "terra che diventa vino" di qualità. Sono fiera e orgogliosa e di aver contribuito storicamente a questo passaggio epocale.
"Con addosso solo le mutandine da bagno, scalzo, con i capelli scarmigliati, nel buio rosso fuoco, sorseggiando vino, sputando, saltando, correndo… così si vive." (J. Kerouac)
Quanto ti ha cambiato la vita il vino?
Nella mia "prima vita" ho fatto l'avvocato ma oggi con il mio lavoro di vignaiola dico sempre a me stessa: "meglio camminare per le vigne che camminare per tribunali". Quando affondo i passi nel vigneto e nella mia terra ritrovo me stessa, la vera dimensione umana e la serenità che non avrei mai avuto con un altro lavoro... cosi si vive! Mi sento fortunata.
"Una botte di vino può realizzare più miracoli che una chiesa piena di santi." (Proverbio)
E il tuo miracolo è già accaduto? Raccontacelo
Il mio miracolo? Ho incontrato Gianfranco in un momento particolare della mia vita in cui sinceramente pensavo di aver scritto due terzi della mia storia, ed invece lui ha stravolto la mia esistenza, l'ha riempita di colore e mi ha coinvolta in questa incomparabile avventura. Ovviamente non è sempre stato tutto rose e fiori, ma ho imparato tantissimo da ogni esperienza di questo lavoro, ho scoperto soprattutto la mia forza. Nei giorni della vendemmia sono instancabile perché la gioia che mi dà è talmente immensa da ripagarmi di qualsiasi fatica.
“Gli uomini sono come il vino. Alcuni diventano aceto, i migliori invecchiano bene.” (Papa Giovanni XXIII)
In vita tua hai conosciuto più aceti o grandi vini?
Bella citazione e bella domanda! Ho conosciuto terribili uomini-aceto ma anche grandi-uomini "invecchiati bene". Fa parte del gioco della vita ed è inevitabile. Scontri dialettici, divisioni intellettuali, conflitti geopoliciti, campanilismo. Ma anche tanto sostegno, solidarietà, consenso e amicizia. Tutto questo aiuta a crescere e a costruire il futuro migliore.
"A me piacciono gli anfratti bui delle osterie dormienti, dove la gente culmina nell'eccesso del canto, a me piacciono le cose bestemmiate e leggere, e i calici di vino profondi, dove la mente esulta, livello di magico pensiero." (A. Merini)
C’è un lato sexy del vino?
Il vino rende liberi come la follia, leggeri come i desideri inconsci dei nostri sogni e sensuali perché il vino è passione, è stile di vita che tinge di rosso tutti i nostri sensi.
"Il vino è la parte intellettuale del pranzo." (M. Renault)
E il cibo? Cosa rappresenta nella tua vita?
L'alta cucina ed il vino sono i miei grandi amori. Adoro cucinare ed è anche l'unica cosa che so fare bene in casa. Amo l'arte del ricevere e mi fa piacere ospitare i miei amici e coccolarli con i loro piatti preferiti perché il buon cibo è convivialità e condivisione.
“L'America sta diventando una piatta società di vegetariani, astemi e puritani. Io credo nella carne rossa, nel vino e nelle donne.” (J. Nicholson)
Non sei vegetariana, astemia e neanche puritana. Grazie al vino hai conosciuto l'amore o sbaglio?
In realtà ho conosciuto Gianfranco perché desideravo fare un corso di vela. Ovviamente non ho fatto neanche una lezione, ma in compenso ho avuto il privilegio di "frequentare" un corso privato di alta formazione enogastronomica e di amore puro. Questo mi ha permesso di ampliare le mie conoscenze olfattive e gustative assaggiando i migliori tra prodotti e vini di Puglia e dintorni. Utilissimo per il nostro lavoro di vignaioli.
"Come è vero che nel vino c’è la verità ti dirò tutto, senza segreti?(W.Shakespeare)
Simona, come è vero che nel vino c’è la verità mi hai detto tutto, senza segreti?
No. Ancora non ho detto tutto. In questi anni di lavoro, studio, ricerca, affanni e responsabilità, dove io e Gianfranco abbiamo attraversato e alternato momenti di serenità a quelli di difficoltà, non mi sono mai sentita sola. Questo nostro mondo del vino è una meravigliosa famiglia allargata.
Per mille motivi non ho avuto figli miei, ma quelli dei miei amici sono più che figli per me e loro mi donano immensa felicità.
Io amo il mondo del vino e questo mondo di pazzi mi rende incredibilmente felice!
Etichette:
citazioni sul vino,
donna,
donne del vino,
es,
freud,
gianfranco fino,
icona,
io,
puglia,
sexy,
simona natale,
storia del vino,
uomini,
verità,
vibo,
vigna,
vino
Iscriviti a:
Post (Atom)
Vintage Collection Satèn 2020: l’arte della Franciacorta firmata Ca’ del Bosco
La Cantina e la Storia Ca’ del Bosco è uno dei simboli della Franciacorta e dell’enologia italiana. Fondata negli anni ’60 da Annamaria Cle...
-
Per capire il futuro bisogna intervistarlo ed io l'ho fatto in una serie di incontri con alcuni figli dei più famosi e noti che...
-
Dove comprare l’ingrediente più sano, più buono e più indispensabile per le vostre preparazioni in cucina, ovvero, l'olio extrave...














