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Wine Writers: Marco Sciarrini, la ricetta del successo è il coraggio della sincerità



Chi sono i più famosi wine writers italiani? Le penne più intriganti, appassionate, raffinate, rivoluzionarie o irriverenti si raccontano in una serie di interviste che svelano curiosità e aneddoti di vita quotidiana. 



Marco Sciarrini è un writer enogastronomico, con una laurea in Management Pubbico e-Government, ed una vita spesa per l’impegno pubblico che lo ha portato a rivestire ruoli importanti per il settore agricolo nell’Amministrazione Pubblica. Scrive per Cronache di Gusto e collabora anche altre testate come Vinodabere.it, Gazzetta del Gusto, Cucina & Vini. Collabora con Guide di settore. È Sommelier, ed è anche Giudice Internazionale per i concorsi: Concours Mondial de Bruxelles e Grenaches Du Monde. Degustatore dell’unica guida Mondiale degli oli Flos Olei dedicata al mondo dell’extravergine e curata da Marco Oreggia. 



“La cosa più importante nella vita è scegliere una direzione, e dimenticare le altre.” (K. Gandhi)
Destinazione: mondo del vino. Quando hai capito che la tua direzione era questa? Come sei approdato a questo singolare lavoro? 
È stato quasi una conseguenza, infatti mi sono sempre occupato di vino per lavoro (anche se da un altro punto di vista: nell’Amministrazione Pubblica) dirigendo uffici con competenze sulla Internazionalizzazione dei Mercati OCM Vino e Prodotti Agroalimentari. In seguito l’amicizia con Fabrizio Carrera ha fatto il resto. 


“Chi ha fretta di giudicare se ne pentirà presto.” (Publilio Siro) 
Una vita da giurato: nelle tue esperienze annoveri spesso la tua partecipazioni a concorsi, selezioni e gare. Quali sono le competenze specifiche di un giurato nel mondo del vino. Lo studio della didattica è importante? Cosa ha il giurato serio e competente che gli altri esperti della materia non hanno? 
Direi che deve avere la neutralità del giudizio, andare oltre quelle che sono le proprie preferenze, giudicando in modo terzo ed obiettivo la qualità del prodotto e la sua tipicità. Di sicuro la conoscenza della didattica aiuta a sviluppare in modo professionale il giudizio che si è chiamati ad esprimere, in particolare nei concorsi internazionali. Molto importante, anche per la crescita professionale, il confronto con colleghi stranieri che aiuta ad avere una visione più ampia. 


“Il vino, specialmente in Italia, è la poesia della terra.” (Mario Soldati) 
Siamo conosciuti come un paese di grandi vini rossi ma rivendichiamo sempre più con orgoglio una Italia del vino bianchista. Grandi e tantissimi sono i nostri vini bianchi fermi (e spumanti). Con la tua esperienza di comunicatore della materia e singolare globe-trotter cosa ne pensi in merito? Questa tipologia di vino ha bisogno di riscatto più che i nostri rosati? 
In effetti i rossi hanno maggior lustro rispetto ai bianchi, ma devo constatare che anche i bianchi stanno avendo una loro rivincita. Personalmente ho una grande passione per quelli invecchiati, e credo che la cultura dei bianchi in Italia debba essere rivista, e meglio comunicata. Infatti molti, anzi direi moltissimi produttori ed anche consorzi, iniziano a valorizzare e comunicare come, anche i bianchi italiani, hanno una grande predisposizione alla longevità con qualche anno sulle spalle. Purtroppo dobbiamo osservare che a volte molte delle decisioni, di far affinare maggiormente in bottiglia e quindi ritardare la messa in commercio, vengono declinate dietro le continue richieste dei ristoratori. È pur vero che il vino deve essere venduto ma così nessuno potrà mai apprezzare le reali potenzialità di quel vino. Solo come esempio e non volendo far torto a nessuno citando etichette, pensiamo a qualche Verdicchio d’annata oppure qualche bianco dell’Alto Adige. Per i rosati abbiamo cominciato finalmente ad avere una produzione nazionale di una certa qualità e soprattutto di identità. Per quanto riguarda il vino rosato fino a poco tempo fa erano pochi i produttori che potevano competere sul mercato internazionale, ora l’asticella si è alzata. 



“Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo.” (Ernest Hemingway) 
Produzione vinicola italiana: quale futuro ci aspetta e quali sono le difficoltà da superare tenendo conto della crisi energetica, conflitti mondiali, carenza di vetro e le diposizioni dell’OMS sui danni dell’alcol per la nostra salute. Ci sono attualmente zone di produzione che hanno la capacità di superare questi gap e di emergere? 
La situazione attuale, come tu ricordavi nella domanda, ha creato un combinato disposto (cit.) per il quale il produttore, oltre ad avere un problema di approvvigionamenti (che incide anche sul prezzo) si vede oltremodo attaccato dalle indicazioni dell’Oms sul vino, per non parlare dell’etichettatura dell’Irlanda (sulla segnalazione dei rischi per la salute). Tutto questo crea una minore domanda e quella esistente vira verso un vino non sempre di qualità. Questa contingenza ci ha colto un po’ di sorpresa e sarà necessario, in caso del prolungamento della situazione bellica, trovare alternative economiche di rifornimenti in giro per il mondo. Il superamento di questo gap potrebbe passare attraverso la sostenibilità che dovrebbe diventare il nuovo motore economico delle aziende produttrici. Ripongo molte speranze sui giovani e sul loro ruolo nell’ambito della sperimentazione e delle nuove tecnologie al servizio della viticoltura.


“Se esistesse una sola verità non si dipingerebbero cento tele diverse sullo stesso tema.” (Pablo Picasso) 
Quale è la tua verità sul giornalismo del vino? E’ vero che non esiste? Come si può migliorare questa comunicazione e come si può essere più trasparenti e obbiettivi possibili? 
Prendo in prestito il titolo di un libro dello scrittore russo Peter Pomerantsev: Niente è vero, tutto è possibile. Il giornalismo del vino, così come quello generale, può migliorare solo attraverso la verità e l’onestà intellettuale, avevo (avevamo) un amico in comune che in questa categoria era un Maestro. A volte capita di dare giudizi su vini che sono poco digeribili al produttore, non capendo che quello che si sta fornendo è un consiglio per migliorare. Ecco a volte manca il coraggio della sincerità. 


“La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.” (Gabriel Garcia Marquez) 
Qual è stato ad oggi il tuo giorno migliore? 
Il mio giorno migliore spero sia domani, ma se devo pensare a qualcosa di personale e passato è la nascita dei miei due figli. I miei giorni migliori sono tutti quelli che ti ricordano che la vita è bella e che va vissuta intensamente, tradotta in modo enoico: le belle bevute con gli amici.  


“C’è chi viaggia per perdersi, c’è chi viaggia per trovarsi.” (G. Bufalino) 
La tua vita è un continuo viaggio nel mondo del vino alla scoperta di novità e nuove esperienze. C’è viaggio in particolare che ti ha cambiato in modo significativo? 
Sicuramente i miei soggiorni in Francia a contatto con una realtà che, a differenza dell’Italia, è meno autoreferenziale. Tutti sappiamo che abbiamo un gap temporale di conoscenza e commerciale del vino che non si può colmare in poco tempo. Molto del mio sapere deriva da lì. 


“Una bottiglia di vino contiene più filosofia che tutti i libri del mondo.” (Louis Pasteur) 
Qual è la bottiglia con dentro tutta la tua filosofia di vita? 
Non ce ne è una in particolare, ma se devo scegliere cito più che la bottiglia due vitigni: Schiava e Barbera. Qualcuno potrebbe obiettare: ma con tutte le eccellenze italiane conosciute nel mondo (Barolo, Amarone, Brunello) come mai queste? Queste sono due bottiglie che esprimono l’essenza della viticoltura italiana per sincerità del vitigno. Due espressioni di territorio diverse, ma vicine a quelle realtà contadine che rappresentano il quotidiano, e che più stimolano in me riflessioni che vanno oltre la degustazione. 


“Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.” (E. Roosevlet)
Ho avuto il piacere di conoscerti in numerosi eventi e concorsi scoprendo un gentiluomo e un professionista con una capacità critica e obbiettiva fuori del comune. Hai ancora sogni da realizzare? Cosa vedi nel tuo futuro? 
Intanto vorrei ringraziarti per aver pensato a me per questa intervista e delle belle parole che sempre fanno piacere in particolare se vengono da qualcuno che stimo. Ho qualche sogno da realizzare, uno di questi tra non molto, ma che vorrei tenere ancora celato non fosse altro che per scaramanzia. Ma spero di svelarlo quanto prima. 
Il futuro è molto legato all’argomento che in viticoltura è molto discusso, ed è il cambiamento climatico. Sarà necessario rivedere molte delle certezze che fino ad oggi hanno accompagnato i comportamenti in vigna ed in cantina, con una grande attenzione alla sostenibilità. 


Non tutti sanno che… 
Sono un appassionato di calcio ed anche giocato a buoni livelli, ma non dirò mai per quale squadra tifo, neanche sotto tortura, nel mondo del vino avvelenarti è un attimo!









Anteprima del Chiaretto 2022, la nuova sfida è la longevità

Anteprima del Chiaretto


A tavola o per l’aperitivo un vino che accorda i gusti di tutti è senza dubbio il rosato. Fino a qualche tempo fa bistrattato, ora è sempre l’attore immancabile di ogni cantina che si rispetti. Quello che affascina è il colore (le nuances rosa sono infinite) e la sua capacità di mettere il buon umore per i suoi profumi e la sua freschezza (cromo-aroma terapia in un colpo solo).

In Italia se ne producono numerosi. I più noti sono il Chiaretto di Bardolino, il Cerasuolo d’Abruzzo, i rosati di Puglia e di Calabria. 

In molti affermano che i rosati sono la scommessa del vino italiano e che dopo la crisi pandemica, la promozione e il rilancio del Made in Italy enologico siano più che mai necessari.

E’ in questo quadro, di ripresa e di investimento delle risorse, che l’evento dell’Anteprima del Chiaretto 2022 ha aperto le porte al pubblico e alla stampa di settore per raccontate il territorio, il vino e un modello di viticoltura da cui trarre esempio. 

All'Istituto Tusini di Bardolino i vini proposti in assaggio sono stati per lo più della vendemmia 2021 con un plus di alcune selezioni affinate uno o due anni in cantina. Inoltre le giornate dedicate al Chiaretto hanno lasciato lo spazio alla masterclass riservata ai vini della AOC Tavel e quella dei Rosée de Terroirs (un vero viaggio tra i rosé francesi) 

"Il Chiaretto di Bardolino, nuovo nome ufficialmente in vigore per la vendemmia 2021, è sempre in crescita". Lo afferma il Presidente del Consorzio di Tutela Franco Cristoforetti

Non è un caso che il Chiaretto di Bardolino ha avuto nel primo bimestre del 2022 una crescita del quasi 27,0 % su base annua. Inoltre nel 2021 escursioni termiche e belle giornate hanno prodotto uve mature e valori di acidità e sapidità ottimali rispetto all’anno precedente. E’ dunque un “vino di terroir”  piace sottolineare ad Angelo Peretti, direttore di The Internet Gourmet, perché “va da sé che ogni annata deve possedere un proprio tratto identitario, se il vino ne vuole essere realmente interprete”. 

Anche i rosati sanno invecchiare

Tema affrontato ed stimolante è la longevità del vino rosato. Il microclima, le vigne ben esposte e poco produttive, la stabilità in cantina ne fanno un vino in grado di sfidare il tempo, sfatando il mito che i rosati vanno bevuti solo giovani. 


    

Di seguito alcuni miei assaggi 


Wine Tasting 


Aldo Adami - Chiaretto di Bardolino 2021 
Rosa antico e riflessi albicocca. Delicato l’impatto di cipria e vaniglia. Assaggio sapido seguito da una nota speziata di pepe nero. Chiude dinamico con discreta lunghezza.  

Cantina Caorsa - Chiaretto di Bardolino Classico 2021 
Rosa clarum con tonalità corallo. Cestino di fragoline di bosco profumate alla vaniglia. Fresco al sorso con leggeri ritorni di frutta rossa. Piacevole e verticale la chiusura. 

Cantina di Soave - Chiaretto di Bardolino 2021 Classico - Rocca Sveva 
Pale salmon. Il suo floreale di campo è delicato come l’accenno erbaceo. L’assaggio è fresco. Chiude fine ma modesto. 

Cavalchina - Chiaretto di Bardolino 2021 
Rosa antico luminoso. Lentamente si apre ad un fruttato fresco di melograno e ribes rosso. Taste piacevole ed elegante. Finale in equilibrio tra freschezza e sottile sapidità. 

Gentili - Chiaretto di Bardolino 2021 
Rosa appena ramato. Si apre sulla ciliegia e un delicato floreale di petali di rosa. Buona la struttura e la freschezza. Finale e chiusura su ricordi di frutta rossa. 

Gorgo - Chiaretto di Bardolino Bio 2021 
Rosa antico e riflessi rame. Peonie e fiori di campo, fragolina di bosco, vaniglia e un po’ di pepe bianco. Rammenti di pepe, frutta rossa e discreta freschezza chiudono l’assaggio. 

Guerrieri Rizzardi - Chiaretto di Bardolino Classico - Kenya 2021 
Il rosa è timido come i petali dei fiori di mandorlo. Subito è vaniglia e frutta secca poi la rosa tea. All’assaggio immediate sono la freschezza e le note sapide. Equilibrato, piacevole e di carattere. 

Il Pignetto - Chiaretto di Bardolino 2021
Il rosa cristallino vira netto sulla buccia di cipolla. Aromi di fragole allo zucchero vanigliato e accenni di minerale all’olfatto. Sorso sapido e fruttato. La struttura e il corpo regalano una bella lunghezza. 

La Rocca - Chiaretto di Bardolino Classico 2021 
Rosa cereo e trasparente. Fatica a farsi sentire ma sorprende per sapidità e freschezza. Chiude in decoroso equilibrio. 

Le Fraghe - Chiaretto di Bardolino- Rondon Bio 2021 
Oro rosa e nuances purpuree nel calice lucente. Pesca quasi matura, mela rossa e accenni di ribes e vaniglia. Si distingue per la sua decisa mineralità, struttura ed equilibrio. 

Le Ginestre - Chiaretto di Bardolino Classico 2021 
Rosa antico delicato. Gli aromi floreali faticano ad esprimersi ma l’agrume è netto. Freschezza e scatto dinamico conferiscono personalità. 

Le Tende - Chiaretto di Bardolino Classico Bio 2021 
Rosa impalpabile con nuances violacee. Gli aromi ci riportano al caramello e al ribes scuro. Fresco e speziato. Personalità intrigante in chiusura. 

Lenotti - Chiaretto di Bardolino Classico – Decus - 2021 
Il rosa oro rame pennellato di viola è intenso e luminoso. Si distinguono le fragole, le erbe mediterranee e il pepe. Piacevole e stimolante l’assaggio che chiude in elegante equilibrio tra freschezza e sapidità. 

Marchesini Family - Marchesini Marcello - Chiaretto di Bardolino Classico 2021 
La buccia di cipolla veste tonalità vermiglie più sfrontate. Aromi di frutta rossa tra cui fragole e ciliegie. La cipria vanigliata le dona leggerezza e la vena acida gli conferisce un bel finale. 

Poggio delle Grazie - Chiaretto di Bardolino Bio 2021 
Calice illuminato dal rosa che vira su nuances violacee. Sale immediato il minerale e l’erbaceo seguito da un leggero floreale e un accenno di ribes. Al gusto si riconoscono i frutti rossi coperti dalla sapidità. Chiude quasi amaricante. 

Seiterre - Chiaretto di Bardolino – El Sagar 2021 
Rosa intenso in tonalità ramate. Agrumi e limone dominano gli aromi. Al sorso il ritorno di frutta e la freschezza regalano un finale di carattere.

Zeni 1870 - Chiaretto di Bardolino Classico - Vigne Alte 2021 
Rosa vivace pennellato di rame. Spiccano il lampone, gli agrumi e un fondo roccioso. Personale la chiusura fresca e verticale. 

Zeni 1870 - Chiaretto di Bardolino Classico in anfora 2020 
Il rosa è pallido ma le tonalità sono vivaci e aranciate. Al floreale delicato di petali di rose seguono frutti rossi e mela red delicious. Sorso acido e sferzante che offre al vino carattere.


Lago di Garda

La riva rosa del lago di Garga è ai piedi delle Alpi ma ha un clima adatto alla coltura della vigna, olivi e limoni. E’ noto anche che il nome del vino chiaretto ha lontane origini romane: deriva dall'aggettivo clarum (chiaro) per via dell’uso del torchio che non prevedeva in produzione macerazione prolungate.






Ritratti di sommelier: Giovanni Sinesi, il mio destino in tempo Reale




 Ritratti di sommelier è un viaggio nelle sale dei migliori ristoranti d’Italia e inizia dai protagonisti assoluti: i sommelier. 
Che rapporto hanno con lo Chef e la cucina stellata? Che tipo di scelta detta gli acquisti per la loro cantina? 
Queste interviste ci sveleranno i segreti di un lavoro che si svolge a stretto contatto con le grandi cucine italiane che sono, per gli appassionati, quei luoghi magici, sacri e incantati dove ogni giorno si ripete il rito della preparazione del cibo.

Giovanni Sinesi, sommelier professionista, è nato in Puglia ma da diversi anni lavora in Abruzzo, nel ristorante Reale dello chef Niko Romito. Oggi con una carriera alle stelle e tanto quotidiano lavoro ci racconta la sua esperienza nel ristorante in cui è sommelier e responsabile di cantina dal 2004. 


Come sei approdato al Reale e quali sono state le tappe della tua carriera professionale?
Coincidenza o destino? Avevo terminato da poco l'istituto alberghiero e cercavo lavoro a tempo indeterminato. Mi recai in un hotel a Roccaraso e lì mi dissero: “siamo dispiaciuti, qui siamo chiusi per ristrutturazione, però nostro nipote, che ha un ristorante a Rivisondoli, cerca del personale da assumere”.
Era lo zio di Niko Romito, che mi parlava del ristorante dove il destino mi avrebbe portato in ogni caso, perchè la telefonata successiva l’avrei fatta al mio amico Cristian Torsiello, che già conoscevo perché frequentavamo la stessa scuola alberghiera e che nel 2004 lavorava al ristorante Reale come sous chef di Niko
Il 18 luglio del 2004 è stato il mio primo giorno di lavoro al Ristorante Reale e ricordo ancora che una delle prime cose che mi chiese Niko fu se fossi sicuro di stare lì per almeno due anni, perché il lavoro non era certo semplice. Oggi siamo al Casadonna, e di anni ne sono passati 15. 


Oggi il sommelier è una figura professionale indispensabile nell'impresa di ristorazione o è una figura riservata solo a ristoranti stellati e location di prestigio?
Oggi, come ieri, il sommelier è una figura professionale molto importante per tutte le tipologie di ristorazione ma devo riconoscere che anche in posti più "semplici" ho trovato gente altamente qualificata e che ne sa più di un sommelier di un ristorante stellato, compreso me.


Cucina e sala, una squadra che vince quando lavora in armonia. Niko Romito è uno chef che informa, comunica e pianifica il lavoro? Che rapporti ci sono tra il sommelier Giovanni e lo chef Niko?
Cucina e sala lavorano sempre insieme è una squadra unica, l'obiettivo finale è la soddisfazione del cliente.
Niko è molto esigente, preciso e l'informazione, la comunicazione e soprattutto la pianificazione fanno parte dell'organizzazione e rappresentano l'80% del lavoro. Inoltre per me Niko è come un fratello: io non sono mai riuscito a chiamarlo chef e penso che la cosa che ci lega sia il rispetto reciproco e la stima che dura da anni.


Come nascono gli abbinamenti cibo-vino nel Reale, lavorate insieme sull’abbinamento o sei tu che decidi?
Equilibrio-emozione, gli abbinamenti nascono così, partendo da questi due elementi. Il menù degustazione del Reale è un’esperienza enogastronomica di 11 piatti e 11 vini.
Personalmente sono sempre alla ricerca di vini eleganti, puliti, equilibrati, in cui si ritrovano gli stessi elementi che si riconoscono nei piatti di Niko. È un gioco di singolari sfumature. Ad esempio: se c'è l'amaro nel piatto, lo ricerco anche nel vino e tutto perché al palato si crei un’armonia unica e impareggiabile.


La cantina: orgoglio e sogno di ogni sommelier. Quante bottiglie e quante etichette riesci a gestire? E le tue scelte in che direzione vanno in questi tempi dove c’è sempre più richiesta di "vini naturali"?
Ad oggi la cantina del Casadonna conta 8.000 bottiglie e 500 etichette circa ed è una selezione basata sulla mia esperienza maturata in questi anni. Non ho mai inseguito mode o tendenze del momento, mi ha sempre guidato il mio istinto e la mie scelte sono il risultato di un impegno costante, determinate dal mio gusto personale e dalla cucina.
Personalmente non uso mai il termine "naturale", lo considero sbagliato, perché nel vino si cerca la naturalità del prodotto, caratteristica attribuibile sia a vini biologici sia a quelli biodinamici e non c'è differenza nella mia carta tra un vino convenzionale, biologico o biodinamico. Se il vino è buono entra in carta.
I criteri importanti e imprescindibili sono: bontà, pulizia, piacevolezza, il rispetto che ha avuto l'uomo nel produrre il vino considerando vitigno e territorio, ma soprattutto che la bottiglia venga bevuta tutta e finisca, quindi bevibilita! Il vino deve essere buono da giovane e grande negli anni a venire.
Inoltre tengo molto a ringraziare Niko e sua sorella Cristiana, perché dal 2004 mi hanno sempre lasciato carta bianca su ogni decisione e sugli acquisti di cantina. È per questo che quando guardo la cantina del Reale, la “mia” cantina, dichiaro sempre: "se dovessi rifarla, la realizzerei esattamente com’è”.


Ti capita mai di far visitare ai clienti la cantina? Qual è il vino o i vini che proponi con più orgoglio?
La nostra singolare cantina si trova nella vecchia stalla ed è l’unico ambiente del Casadonna che non è stato modificato durante il restauro del ex monastero acquistato da Romito. Infatti alcune bottiglie sono sistemate nelle vecchie e caratteristiche mangiatoie.
Non c'è un vino che io proponga con più o meno orgoglio. Tra i miei vitigni preferiti c’è il sangiovese e la sua nobile espressione nel Brunello di Montalicino.


La Puglia e l'Abruzzo sono terre di rosati: è un vino che ami? Per quale regione batte il tuo "cuore rosato"?
Domanda difficile questa e sarò diplomatico! La Puglia e l’Abruzzo sono due terre che porto nel cuore.  La prima perché ci sono nato ed è per me sempre un’ emozione quando ci ritorno, la seconda perché mi ha adottato. Perciò, quando sono in Abruzzo bevo il grande cerasuolo e quando sono in Puglia bevo l’ineguagliabile rosato pugliese!


Che ne pensi delle recensioni dei critici gastronomici che non bevono vino e non hanno competenze critiche per valutare un abbinamento cibo-vino?
Io penso che esistano critici con competenze sul cibo e critici con competenze sul vino, sono due categorie diverse, mondi armoniosi insieme ma diversi e sono pochi i critici competenti in entrambi i settori.  Mentre sull'abbinamento cibo-vino si profila uno scenario diverso perché si tratta di capire realmente quanto e come un vino può esaltare, coprire o snaturare un piatto. Bisogna valutarne l'armonia, l’equilibrio e la magia che si crea al palato e qui ci vuole molta abilità e capacità. 


Se non fossi qui al Reale in quale altro ristorante ti sarebbe piaciuto lavorare?
Quando sono arrivato al Reale non conoscevo nulla del mondo vino-cibo-guide-stelle. Ho ancora tanto da imparare, voglio crescere e consolidare i miei successi. Ho “piccole grandi” idee che spero di realizzare nei prossimi anni. Non so dirti in quale altro ristorante ma meglio del Reale non mi poteva capitare di approdare.


Una vigna o una enoteca: secondo te qual è il punto d’arrivo di un sommelier?
La vigna secondo me è il punto di partenza per un sommelier, già capirla è un grande risultato. Io credo che il punto di arrivo per un sommelier sia la felicità e l'equilibrio interiore e lo si può trovare in qualsiasi parte del mondo purché si parli di emozione! Nella vita non conta ciò che fai, ma il motivo per cui lo fai. Il mio must è “credere sempre in se stessi, nei propri sogni e nei propri obiettivi”. Ma ci vuole tempo pazienza e costanza. Solo così si possono realizzare i sogni e arrivare ovunque si voglia.






Pietraventosa, due ali per volare lontano


Kalos kai aghatos” citavano i filosofi greci.

Tutto ciò che è bello è buono, ed è grazia che conquista quella di Pietraventosa.

Siamo nel cuore della Murgia (da murex roccia aguzza) direzione Gioia del Colle e Marianna Annio ci ha riservato un invito per il taste en primeur dei suoi vini.

L’edificio bianco candido della sua cantina si affaccia su composti filari di vite. Poco piu in là impianti di alberelli di primitivo di 50 anni raccontano la storia di Marianna e di suo marito Raffaele.
Qui in Puglia dove la rocciosa terra rossa e minerale diventa vino, tra le vigne di Pietraventosa soffia un vento di passione.

 


Pretendere e ottenere il meglio per noi, racconta, è garanzia di qualità per i nostri clienti. È questo l’ingrendiente segreto che rende i nostri vini eccellenti. Nulla è lasciato al caso se non alla natura per la vigna. L’unico imprevisto che Marianna non può pianificare è l’andamento stagionale. E con l’onestà intellettuale che ogni produttore dovrebbe avere, ribadisce ferma e decisa che non tutte le annate diventano vino di Pietraventosa.

Ordine, organizzazione, estrema accuratezza, in tutti i locali di vinificazione. Quella di Pietraventosa è una cantina modello. Impianti ingegneristici di nuova generazione, sperimentazioni e ricerca con lo IAMB di Bari, progetti innovativi e programmi da attuare.

E mentre le annate passate sono già da tempo a maturare in barricaia, c’è un vento di novità che soffia in cantina che spira e ispira la vita di Marianna e il suo lavoro di vignaiola.   Spillati dai grandi serbatoi d’acciaio l’Allegoria e l’Ossimoro, ricercati ed eleganti, sono i vini che disegnano lo stile aziendale e l’EstRosa, il mio preferito, cristallino e cerasuolo con frutti di bosco e freschezza infinita, è il fiore all’occhiello di Pietraventosa.   La Riserva 2012 che assaggiamo direttamente dalla botte di rovere in cui matura per 18 mesi circa, è un primitivo di rara complessità, avvolgenza e piacere.

La sua linea classica si completa con l'etichetta più accattivante e divertente, Volere Volare, un vino free adatto per ogni occasione, di facile abbinamento con i più veloci street food, pizza, spuntini, feste estive in spiaggia o in campagna.
Un rosso rubino vivacemente colorato, profumi, frutta e fragranza che solo il primitivo sa concedere, da bere anche fresco nelle sere d’estate.

Il futuro di Pietraventosa è oggi, ci rivela soddisfatta ed entusiasta per la sua nuova avventura commerciale.
Le ali per volare Marianna non le perderà mai.

Il sole è tramontato. Si chiude dietro di noi la grande porta della cantina e un mulinello di vento ci avvolge scompigliandoci i capelli.
Il vento di Pietraventosa non si ferma con le mani, ci riserverà altre sorprese.

Sono curiosa, io aspetto e anche voi .





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