martedì 15 aprile 2014

Little Vinitaly


Un attimo prima di varcare l'ingresso del Vinitaly controllo che tutto sia in ordine: pass, programma e appunti. Superando i tornelli mi accoglie un piazzale soleggiato e rumoroso e, di seguito, i corridoi dei padiglioni già pieni di visitatori provenienti da ogni dove.

Nell'afosa giornata ci si sposta continuamente tra un padiglione e l'altro percorrendo le grandi aree adibite ai servizi per gli ospiti e gli addetti ai lavori.

Dopo una serie di appuntamenti arriva, implacabile, la fame: è tempo di ristoro e come ogni anno cominciano le code interminabili ai bar sparsi qua e là per il Vinitaly per lo spuntino di mezzogiorno.
"Cosa giustifica mezz'ora di attesa alle casse?", mi chiedo, e mi affaccio con curiosità per guardare le proposte della grande catena alimentare che, in regime di quasi monopolio, serve la più grande fiera del vino in Europa.
La visione di insieme è inquietante. Da confezioni cartonate, impilate sui banconi con il marchio "Europanino", saltano fuori offerte di ogni tipo: panini, focaccine e pizzette, sandwich, toast e tramezzini sono esposti in vetrine stracolme e stipati alla rinfusa. L'aspetto dei cibi esposti non è per niente invitante ma non c'è altra scelta.
La scia degli odori sgradevoli, poi, è talmente forte che a volte invade le aree comuni con l'olezzo di toast bruciati e formaggio di indubbia provenienza sciolto tra le piastre dei bar.

Mi chiedo: ma il Vinitaly, che è una fiera di carattere internazionale che ospita più di 150 mila visitatori l'anno — tantissimi gli stranieri — con convegni, degustazioni, eventi seguiti da ogni parte del mondo, non sente la responsabilità di offrire del cibo italiano di qualità? Dov'è finito il Made in Italy, forza del nostro paese, garanzia per il consumatore, sicurezza per chi acquista, tanto difeso e tutelato dagli addetti al settore?

A dire il vero le alternative ai panini surgelati ci sarebbero ma non è per niente facile trovarle: se un visitatore non é attento alla lettura del sito vinitaly.com, infatti, non può accorgersi delle aree destinate alla "Grande Cucina di Vinitaly".
Le suddette sono praticamente nascoste ai più: devi alzare lo sguardo per accorgerti che il "self service d'autore" è al primo piano e le aree deputate ai ristoranti e alla gastronomia di qualità devi ricercarle con dovizia di intento nei posti più lontani dal centro della fiera.
Se pensiamo poi che non tutti hanno il tempo per sedersi e spendere alla cucina d'autore, questo significa che ai più tocca di mangiare l'europanino bramato dopo una lunga fila e consumarlo anche in piedi o in luoghi di fortuna.

Non so a voi ma a me turba pensare che questo potrebbe essere il modello di ristorazione che daremo ai turisti stranieri dell'Expo 2015 a Milano: è questa l'immagine del Made in italy che offriremo al mondo intero? Appalti commerciali, business di catene agroalimentari, panini congelati e sapore di piastre maleodoranti??
Dobbiamo sempre considerare le "isole bio" e la "qualità" un privilegio per pochi e non per tutti?

Con questa triste amarezza nel cuore e nello stomaco lascio il corridoio e mi consolo con i miei tarallini pugliesi all'olio d'oliva extravergine portati da casa in borsa solo per emergenze.
E questa credo proprio che lo sia: emergenza quality a Little Vinitaly!


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